Pagina:Garzoni - La Piazza Universale - 1593.djvu/66

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Di più fanno le scienze quest'huomo simile al suo fattore Iddio, d'infinito sapore, et intelligenza ripieno. Cosa che conobbe anco Cicerone, onde nel primo de natura Deorum, disse queste parole. Nihil est, per quod magis Diis immortalis similemur, quam per ipsium scire. E però l'astuto Demonio tentatori de' primi parenti propose la scienza, come vera similitudine divina alla gran madre nostra dicendo. Eritis sicut Dii scientes bonum, et malum. Per questo anco Aristotile nel duodecimo dell'Ethica affermò, che l'huomo per il sapere et intendere si congiunge a Dio, et alle sostante separate. Oltra di ciò li conferiscono un bene stabile, e per nessuno accidente di fortuna quasi inseparabile da esso. Quindi Biante Filosofo uno de' sette saggi della Grecia, essendo (come riferisce Valerio Massimo) da gli inimici presa la sua patria, e portando fuori i suoi Cittadini nel fuggire tutte le più preciose spoglie loro, essortato da molti a far l'istesso, rispose molto gravemente con quel notabil detto. Omnia mea mecum porto: riputando egli ogni altra cosa, salvo la scienza, esser soggetto alla perdita iminente della fortuna. Però Boetio nel primo delle sue consolationi filosofiche disse a questo proposito.

Has falsem nullus potuit pervenire terror
Ne nostrum comites prosequeruntur iter.

E Macrobio nel settimo libro de' sui saturnali, amplificando la stabilità delle scienze, disse quell'aurea sentenza. Existima disciplinas multas multis esse pecuniis praestantiores, istae quidem cito desinunt, illae vero per totum tempus permanent. Così Benedetto Varchi Poeta de' nostri tempi famoso, commentando il sapere d'Annibal Caro, convenne in un medesimo detto in questi versi.

Caro Annibal, che con si util danni,
Dispregiate ugualmente argento, et oro,
Bramoso, e ricco di un più bel thesoro,
Che non teme dal mondo ire, ne inganni.

E questa fu la sentenza del Dio de Filosofanti Platone, quando interrogato quali beni acquistar si dovevano à Figliuoli, quelli rispose, che non temono ne tempesta, ne venti, ne innondationi di fiumi, ne forza d'huomini. Talchè ragionevolmente congiunse Salomone ne i Proverbij al terzo. Che Miglior est acquisitio eius acquisitione, et argenti, et ipsa sola est precisior cunctis opibus. Che rara preciosità è quella delle scienze illuminando loro, (come dice l'Angelico Dottore) l'intelletto humano, e purgando l'affetto della natia sensualità, alla quale si agevolmente, per la depravata natura si congiunge? E Hieronimo santo scrivendo a Rustico, isplicò il valor delle scienze in questa parte dicendo. Nunquam de manu tua et oculis tuis recedat liber: ama scientiam scripturarum, et carnis vitia non amabis. Il medesimo afferma