Pagina:Garzoni - La Piazza Universale - 1593.djvu/78

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38 piazza

[Battista Egnatio.]importanza. Battista Egnatio racconta, che Sigismondo Imperatore [Sigismondo Imperatore amico de i letterati.]accusava i prencipi di Germania, perché havessero in odio, et in abbominatione le lettere, et che esso ripreso un giorno di troppo amore verso persone humili, ma letterate, disse, quella bella risposta. Ego eos amos, quos virtutibus, et doctrina (ex ijs enim nobilitatem metior) caeteros antecellere video. [Il Volterrano.]Et il Volterrano Historico loda infinitamente il glorioso Duca Borso Estense per esser stato né suoi tempi amorevolissimo fautore de' letterati, e virtuosi. Ma le maniere gentili, amorevoli, pie, et cortesi co' sudditi sono la vita propria d'un signore. Quindi fu amato tanto [Tito imperatore di cortesi maniere.]l'Imperatore Tito, il quale per bontà, et amorevolezza fu chiamato le delicie del secolo humano. Di Alessandro Magno (parlo hora della liberalità) narra [Seneca.]Seneca nel secondo libro de' beneficij, che, chiedendogli uno un denaro, li diede una città; e dicendo egli di non meritar tanto dono, rispose esso. [Alessandro di cortesi maniere.]Non quaero quid te acciedere oporteat, sed quid me dare. Però diceva a questo proposito il figliuol del Re Artasserse, esser cosa più regale il far favore, e beneficio, che il torlo. Donum hominis? [Salomone.](è scritto ne Proverbij) dilatae viam eius, et ante Principes spatium eius facit. [Senofonte.] Però di Cyro scrive Senofonte, che i suoi thesori eran gli amici, che domandò s'acquistino, e che gli istessi eran chiamati da lui occhi del Re, et orecchie del Re; perché gli riferivano quanto vedevano, e quando udivano. [Esaia.]Quando Esaia nelle sacre lettere (ritorno alla bontà) pregava Iddio, che mandasse il Messia in terra, lo chiamò Agnello per la bontà condecente a quello dicendo. [S. Marco.]Emitte Agnum Domine dominatorem terrae: Però in S. Marco è scritto. Ecce Rex tuus venit tibi mansuetus. [Seneca.]Seneca nel libro della Clemenza à Nerone, scrive queste parole. Magni certe animi est placidum esse et tranquillum, ac iniurias oppresioneque semper despicere. [Il Beroaldo.]Il Beroaldo ancor lui, nel trattato della felicità, dice, che la prima dote dei Re secondo [Vopisco.]Vopisco, è la clemenza, et la benignità. Perciò appresso [Claudiano.]Claudiano Poeta a Theodosio, saggiamente commenddava Honorio suo figliuolo dicendo.

Sis pius in primis; nam, cum vincamur in omni
Munere, sola Deos aequae clementia nobis

E' [Giulio Camillo.]Giulio Camillo nell'oratione al magnanimo Re Francesco per il Vescovo Pallavicino; usa quel bel periodo di parole. Se noi crediamo, che per gran peccatore ch'egli stato fusse, e che havendo dimandato perdono a Dio di vostra Maestà, vorrà ella lontanarsi da quello che ha fatto Dio? Deh misericordoso Re, Deh clementissimo Monarca de Christiani regni, non voglia il perfettissimo giudicio vostro fare ad altrui quello in terra, che per se non vorrebbe in cielo. La discreta prudenza nel governare è molto necessaria ancor essa a un Signore. Per questo è scritto nell'Ecclesiastico [Salomone.]al decimo. Principatus sensati stabilis erit. Rex autem insipiens perdit populum suum. [Aristotile.]Aristotile nell'Ethica disse. Nemo iuvenes eligit in Duce. quia