Pagina:Garzoni - La Piazza Universale - 1593.djvu/87

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universale. 47

che l'huomo saggio toglie la forza per sin alle stelle. Quindi gli antichi dipingendo la sapienza formava la sua effigie di questa idea, che pareva, ch'ella guardasse per tutto, e stesse affissa ne gli occhi di chi la guardava; e fu una volta dipinta [Dipintura della Prudenza.] da Emulio Romano di questa maniera che diede gran lode et ammiratione, all'ingegno, e giudicio del suo auttore. [Salomone.] Finalmente Salomone nel libro della sapienza dice in sua lode, che, Cőcupiscẽtia sapiẽtiḛ deducet ad regnữ perpetuữ; e soggiőge, che, Multitudo sapientum est sanitas orbis terrarữ. La onde un governatore savio sarà stimato degno di perpetuo reggimẽto, e sarà la salute di quelli, che sono sotto il suo governo. E se in cosa alcuna si ricerca saggio dalla sua sapienza, io giudico, che l'occasione principale sia nel saper reggere con pace, et unione la moltitudine alla sua prudenza confidata, perché [Cassiodoro.](come afferma Cassiodoro nella vigesima epistola del primo libro) Ad laudẽ regnantis trahitur, si ab omnibus pax ametur. E nel quinto libro all'epistola vigesima nona dice il medesimo. Quies suavissima popili, et dispositio tranquilla regionum, praeconium probatur esse regnantium. Di qui nasce, che il gran padre Anchise, appresso à [Virgilio.] Virgilio diede il ricordo principal di questa pace al suo figliuolo Enea, dicendo,

Hae tibi artes, pacique imponere amorem.

E [Federigo Imperadore.] Federigo Imperadore la cőmendò tãto nel titolo De tenenda pace et anco Baldo Perugino [Baldo.] sopra il titolo della pace della constanza, con amplissime lodi celebrolla. Dove che Gorgia Leőtino [Gorgia Leőtino.] d'essa honorevolmente scrisse alle città della Grecia quando erano tra se in discordia, et si portavano odij intestini: E Demetrio Magnesio [Demetrio Magnesio.] ne scrisse un libro in sua lode à Pőponio Attico, quãdo il popolo Romano era disunito. Ma il frutto della pace dimostra eccellentemente [Sallustio.] Sallustio in quella volgata sentenza. Concordia parvae res crescunt, discordia aut maxime dilabuntur. Et parimente l'essempio [Essempio d'un Rè de' Parthi.] di quel Rè de' Parthi, che venendo à morte, chiamò dinanzi à se due piccioli figliuoli c'haveva, e fattasi arrecare una faretra piena di strali cőmandò al maggiore, che tutti unitamẽte gli rompesse alla presenza sua; né potẽdo egli à guisa alcuna con tutti i suoi sforzi essequirlo, disse al minore, che à una à una prendesse quelle saette, e facesse egli quel, che il suo maggior fratello nõ haveva potuto fare; il quale ubbidendo al paterno volere, agevolmente le ruppe, e franse, senza fatica d'alcuna sorte. Ove il sapientissimo Rè con questa inventione, dichiarò à figliuoli il frutto della concordia, et unione, ch'è di tanto potere, che da nessuna forza può esser mossa o conquassata. Quindi Padre Agostino [S. Agost.] nella Regola, che diede a' Canonici Regolari disse quella sentenza. In unum estis congregati, ut unanimes habitetis in domo, et sit vobis anima una, et copum in Deo: perché vidde egli benissimo di quanto frutto è la pace, et unione, la quale patisce à nostri tẽpi non meno perfida, che iniquissima repulsa. Et [Aristotile.] Aristotile né suoi Economici