Pagina:Gastronomia.djvu/19

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37 NOTE 38

Lo scaro, che era un pesce tanto in pregio presso i Romani, non si sa con precisione a che corrisponda tra noi. Belon dice che è il più dilicato tra i pesci di scoglio, e che in Creta si chiama oggi ancora col nome di scaro, però alcuni sono d’opinione, che lo scaro di Belon sia quello degli antichi.

(40) Aten. lib 7, cap. 27, pag. 328.

L’orata in Efeso, al dir di Suida, si chiamava ionos, ed Archestrato forse per cagion del metro lo chiamò ioniscos.

(41) e (42) Aten. lib 6, cap. 11, pag. 294.

Il comico Sotade apparecchia il congro alla maniera d’Archestrato, presso Aten. lib 7, cap. 11, pag. 293.

Il coracino è il pesce corvo, ed è stato descritto da Rondelet (de’ pesci lib. 5, cap. 8).

(43) Aten. lib 7, cap. 9, pag. 286.

La batide è la razza femmina, e questa si preparava ancor d’una maniera particolare in Sicilia, giusta la testimonianza del comico Efippo nella commedia che porta il nome di Filira.

(44) Aten. lib 7, cap. 1, pag. 314.

Il mormiro suole essere piccolo, appartiene al genere delle orate, e si suol chiamare mormo e mormillo, è colorato a zone e però Ovid. Halieut. V. 110, dice:

.... Et pictae mormyres, et auri.
Chrysophrys imitata decus.

(45) Aten. lib 7, cap. 20, pag. 319.

Lo squadro è un pesce notissimo, e la razza qui è determinata dalla parola λειοβάτος, che vuol dire liscia in quanto non ha spine, come le altre razze, nel corpo, ma solamente alla coda; i Francesi lo chiamano Raye-lisse, e i Siciliani picara liscia.

Si maraviglierà alcuno che il κροκοδείλον siasi da noi dichiarato per lucertolon di mare come altri sinora non ha fatto.

Non pare che Archestrato possa parlare del gran coccodrillo d’Egitto, la cui carne, per testimonianza di Diodoro, non era buona a mangiarsi.

Gl’interpreti si sono imbarazzati nella spiegazione di questo luogo d’Archestrato. Casaubono e i Bipontini dicono, che non lontano da Calcedonia vi era un lago ricordato da Strabone, che nutriva de’ piccoli coccodrilli, e che forse a’ tempi d’Archestrato ne nutriva del pari la palude di Gesone vicina a Mileto, e che forse di questi abbia inteso parlare il nostro poeta; ma questa è un’ipotesi puramente immaginaria, nè spiega come

questi pretesi piccoli coccodrilli così gratuitamente situati nel Gesone, poteano col loro gusto ed abbondanza formare la delizia de’ figliuoli de’ Toni.

Cemus poi all’art. raye lo tira all’ironia: è egli d’opinione contro il senso del testo, che Archestrato (o, come per equivoco dice egli, Dorione) intende disprezzare in questo luogo lo squadro e la razza, e che vi abbia per palesar l’ironia aggiunto il coccodrillo, ch’era manifestamente cattivo a mangiarsi; ma questa interpretazione è tutta di sua fantasia perchè non è nulla sostenuta dal testo.

Forse da quel che dice Erodoto de’ Toni, che chiamarono coccodrillo quello del Nilo perchè somigliava ad una specie di lucerta, che essi indicavano con questo nome, prende Villebrun argomento di spiegare il coccodrillo di Archestrato per un lézard des haies, lacertus sepium; ma primieramente non si sa che questa specie di lucertolone allora si mangiasse, e poi mentre l’autore parla de’ pesci non è verisimile che siasi rivolto a far parola d’un animale terrestre.

La lucerta di terra, che i Greci chiamavano σαύρος, solea dagli Ioni chiamarsi κροκοδείλος, ed allorchè questi si portarono co’ Carii in Egitto chiamati in difesa da Psammitico, quello animale, che colà si diceva champso, essi, per testimonianza di Erodoto, lo chiamarono κροκοδείλος per la somiglianza nella figura, che videro avere colla lucerta terrestre (il quale nome rimase di poi destinato ad indicare, come oggi ancora si fa, il coccodrillo). Non altro dunque che questo si può cavare da Erodoto. Ora egli è certo, che i Greci per la somiglianza della lucertola di terra chiamavano anche σαῦρος un pesce, che si pescava ne’ loro mari; e siccome la lucerta di terra si dicea dagli Ioni κροκοδείλος, così con questo nome dovettero essi ancora chiamare il pesce σαῦρος degli altri Greci. Sono quindi d’opinione, che qui Archestrato intenda parlare di tal pesce lucerta di mare. E sebbene questo pesce sia stato indicato da Aristotile secondo il nome allora comune in Grecia, ch’era quello di σαῦρος, recato da’ Latini nella voce lacertus, pure Archestrato parlando particolarmente degli Ioni, pare che l’abbia voluto indicare colla loro maniera, poichè nello stesso modo, che Aristotile chiama σαύρος, e i Latini lacertus, la lucertola così di terra come di mare, gli Ioni, che giusta la testimonianza di Erodoto chiamavano κροκοδείλος la lucerta di terra, dovettero del pare chiamare κροκοδείλος la lucertola di mare. Sono quindi di avviso che Archestrato per