Pagina:Gazzetta Musicale di Milano, 1843.djvu/16

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nome di chirogimnaste, ed è un congegno che si pone sulle dita di chi vuol imparare a tormentare il pianoforte, e le dita in fatto apprendono in poco tempo a moversi come da é sugli avorii e sugli ebani, e il dilettante, sia pure una vera zucca per sentimento e gusto, quasi senza saperselo, si trova diventato suonatore. Io vi dico che se proseguiamo di questo passo il talento delle crome e dello biscrome ha da diventar merce cosi comune che saranno bravi soli coloro che non sapranno punto di musica.

Or comincia a venir il buono della mia lettera.

Non ricordo bene se nell’ultima che vi scrissi v’ho detto che la nostra Accademia delle belle arti aveva a nominare diversi socii corrispondenti destinati ad occupare alcuni seggi vacanti. Una commissione composta di membri delle diverse sezioni, tra quali Delaroche, il celebre pittore romantico, ed Halevy l’autore della Juive e della Reine de Cypre, venne incaricato di proporre i candidati. Uno tra costoro fu il vostro illustre Donizetti, e, come ben potete immaginare, le nobili sue brame furono senza contrasti soddisfatte.

Ma un diploma accademico di più odi meno, a’ generosi tempi che corrono, non attribuisce punto un maggiore o minor diritto all’immortalità per gli attuali concorrenti alla gloria... Quante gigantesche celebri là letterarie e artistiche da dieci soldi al pajo hanno pieni i portafogli di accademiche pergamene, e se le guardate dappresso con occhiali non appannati dall’alito cortigianesco, le trovate cosi piccine da non meritar neppure il grado di tamburini nel reggimento degli immortali! Ma Donizetti in questo reggimento s’è già guadagnato il grado di Capitano, o anche di Colonnello e di Generale se volete; e se l’è guadagnato con delle buone e brave battaglie valorosamente combattute e gloriosamente vinte! Niente altro ch’ei vien fresco fresco d’aver preso d’assalto una fortezza di primo ordine, voglio dire (ridete delle mie metafore alla Victor Hugo) il voto del pubblico del nostro Teatro Italiano; e con che cosa lo ha debellato questo terribile nemico delle mediocrità, e severo dispensatore della vera gloria?... col Don Pasquale, quell’opera che, già ve lo scrissi, ci stava preparando per Parigi, e che gli venne giù filata da quella inesauribile sua penna con una spontaneità di estro comico-musicale da non potervisi descrivere cosi su due piedi senza rischio di uno scappuccio, come direbbe il vostro Manzoni!

In breve il Don Pasquale è nientemeno che un nuovo trionfo per Donizetti! - Dirò anch’io con Delécluze (Vedi il Debats, del 6 corrente) che dai Puritani di Bellini in poi verun’opera scritta appositamente pel R. Teatro Italiano non ebbe più clamoroso esito. - Quattro o cinque pezzi ripetuti, chiamate dei cantanti, chiamate del maestro, insomma un ovazione di quelle che in Italia si prodigano a dozzine anche a’ più mezzani compositorelli, ma che a Parigi si rischiano pei soli veri grandi.

- La stima profonda che ho dell’egregio autore della Lucia e dell' Elisir, non mi vieta di dirvi che in codesta occasione ei deve molto al valore e allo zelo dei cantanti, i quali lo trattarono da vero camerata compatriotta. Lablache nella parte protagonista fu sommo; Tamburini carissimo in quella del dottore; la Grisi, piccante, animata, squisitamente amabile nella parte di una sposina civettuola che mette alla disperazione un buon vecchio di marito (Lablache). Peccato che il grosso spirito comico di questa farsa in cui non è fatto risparmio delle solite sguajataggini del vecchio genere buffo (1) (e tra le altre finezze c’è un potente schiaffo che Norina misura gentilmente sulla larga guancia dell’ottimo don Pasquale) non sia punto in accordo col costume adottato dagli attori, al tutto nel gusto de’ giorni nostri... Ciò produce un disgustoso contrasto tra le maniere e gli abiti, tra la natura degli incidenti comici totalmente fuor di data, e lo spirito della raffinata società in mezzo alla quale siam costretti supporre accada il comico fatto. Ma in questo guajo non c’entra per nulla il compositore della musica... solo potremmo farci meraviglia com’ei non prevedesse il cattivo effetto e lo impedisse coll’esigere che gli attori si acconciassero colla polvere di cipri, cogli abiti e colle giubbe ricamate che sono tanta parte dell’effetto comico nelle opere del genere di questo Don Pasquale, come il Matrimonio segreto, ecc.

Quanto al valor della musica al poco che v’ho detto aggiugnerò ben presto altri più minuti particolari, ed ho lusinga che troverò modo di fare sfoggio di acume critico, molto più per lodare che non per biasimare!

Il vostro C. G.


BIBLIOGRAFIA MUSICALE

CENNI SU DIVERSE OPERE

Metodo per pianoforte di Giuseppe Novella, presso Ricordi.


Esiste un sì gran numero di metodi per pianoforte, che un maestro il quale voglia presentarne qualcuno agli allievi si trova più che mai imbarazzato nella scelta. Lambert, il celebre Emanuele Bach, Marpurg, Despreau, Turk, Löhlein furono de’ primi a raccogliere in ispeciali trattati giuste norme per ben apprendere, o per ben insegnare l’istromento, ora prediletto da ogni classe della società. Poscia Dussek, Pleyel e il sommo Clementi con varj melodi riuscirono di grande incremento all’esecuzione del pianoforte: quindi vennero quelli di Steibelt, madama Mongeroult, Cramer, Müller, Adam e Pollini; equesti due ultimi ebbero in Italia maggior fortuna. Più recentemente Hummel, il maestro per eccellenza, dotò il pianoforte di una grande opera didascalica da tenersi quale indispensabile dizionario pianistico alla portata più degli artisti clic degli apprendenti. Ne’ loro melodi Kalkbrenner, ad esempio di Logier, prescrisse il Guidamano e Herz volle adottato il Dactylion, mezzi meccanici oggidì già pressoché dimenticati; Hunten e Berlini indicarono utili e chiari insegnamenti; e la prolissità nell’esposizione impedì che quello di Czernv divenisse popolare. Per non dire dei Metodo de’ Metodi di Fétis e Moschelcs che ognuno dovrebbe consultare, Zimmermann finalmente nella sua Enciclopedia del pianista-compositore, nulla ha ommesso che potesse istruire, non solo nell’esecuzione, ma ben anco nella composizione: risultato, a cui mirò pure molto tempo prima anche il nostro Asioli.

Questa moltiplicità di Metodi per pianoforte di autori rinomati avrebbe potuto distogliere qualunque meno conosciuto maestro dal pensare alla pubblicazione diavoli simili. Chi però non curasi che del proprio onore e non si lascia sì presto sgomentare dalle difficoltà, fermo nello stabilito proposito si spinge innanzi. Sotto un tal riguardo il genovese Novella, distinto allievo dell esimio Mirecki meritasi lode. Nel suo Metodo dopo gli elementi musicali, un paragrafo sulla scelta dell’istromento, e 25 esercizj quasi tutti sulle cinque note, viensi alle Scale, che segnansi dapprima dell’estensione di una sola ottava. Indi trattasi del tempo, de’ movimenti (ove all’allegretto vien attribuito un movimento più animato e brillante dell’allegro c ciò senza dubbio per sbaglio di scritturazione o di stampa, come rilevasi alla dilinizione del moderato) del modo di articolare le note, delle abbreviazioni, degli abbellimenti, degli accordi, dell’accento, del ritornello, e della corona. 18 Sonatine facili e progressive precedono le Scale di due ottave, alle quali fan seguito N.° 1O pezzetti sopra motivi favoriti di Bellini, Donizetti, Merendante ecc., ed una sonatina a quattro mani. Alcuni precetti, ed esercizii sulle ottave, sui passi saltati, sugli arpeggi, sul trillo, sull’incrocicchiare le mani; N. 30 altre sonatine come sopra e tre pezzetti a 4 mani (un dei quali di un certo Chol, che e forse una abbreviazione di Chotek), un rondò pure a quattro mani, il cui autore è marcato come Diab. che noi completeremo con un elli, formandone Diabelli, sono frapposti a molti proficui esercizi la maggior parte sulle Scale semplici, cromatiche, di terza, di sesta, ed oliava, a moto contrario ecc. ecc. Il trattato assai bene compiesi con sei bagattelle in forma di Studj onde lo scolare acquisti un’idea della musica moderna. Anche il compositore di questi pezzi non venne posto per intiero, ma chi conosce le opere del bravissimo Gambini non può sbagliare attribuendoli a lui che con tanto amore si consacra alla bell'arte.

Il metodo del Novella avvedutamente sembra a preferenza calcolato onde l’allievo col continuo esercizio delle scale, ognora necessarie ad ogni grande o piccolo esecutore, possa progressivamente arrivare fino a! più alto grado di velocita c scioltezza. In quanto alla quantità e qualità di frammenti di pezzettini estratti da opere teatrali, da cantilene popolari, da motivi da ballo, di cui soglionsi sopraccaricare i metodi moderni, nell’eccellente prefazione del Metodo di Bertini leggesi una ben ponderata critica; ad essa può rivolgersi il lettore.

Collezione completa delle Sinfonie di Beethoven trascritte per pianoforte solo da F. Kalkbrenner.

Tanto di rado in Italia si pubblicano opere di questo immortale creatore, che bisogna gridare al miracolo quando co’ tipi ne viene offerto qualche saggio dell’incomparabile genio di lui. Ricordi già acquitossi cncomj per le recenti pubblicazioni del Setlimino c delle Melodie sacre superbamente piano-trascritte da Liszt; il Canti ora accolga le nostre sincere congratulazioni, per aver animoso affrontato di riprodurre fra noi l’intiera collezione delle nove Sinfonie dell’alemanno capo-scuola, con non comune magistero trascritte da Kalkbrcnncr, il quale nello scabroso suo lavoro, in pieno riuscito non soverchiamente difficile, per quanto ci poteva si studiò U di conservare la grandézza c sublimità clic rendono al fi più alto grado elevati gli originali componimenti. Ili Germania ed in Francia forse non vi è un solo cultore della musica veramente degno di un tal nome, che non conosca a fondo e non apprezzi con ogni possa le Sinfonie di Beethoven ivi venerate siccome le più prodigiose epopee musico-istromcntali. De limiti di questo articolo, c più, per non averle mai potuto udire in orchestra, non ci viene acconsentito di ragionare di ciascuna d’esse. Il Canti finora pubblicò quella in do di stile mozartiano; la seconda in re, piena di nobiltà, di fierezza c d’energia, e la terza delta eroica. In proposito di quest’ultima non possiamo a meno di citare un interessante aneddoto. La sinfonia eroica era stata cominciata sotto il consolalo ed avea per titolo il semplice molto - Bonaparle. Una mattina Iìies, mentre il suo maestro era tutto intento al travaglio della stessa, venne ad interromperlo per annunciargli col giornale alla mano il primo console essersi fatto proclamare imperatore. Beethoven sorpreso, c non potendo persuadersi della realtà di quanto gli veniva riferito, stette un istante in (silenzio, poi fuori di sé per lo sdegno, fatto in brani lo sciagurato primitivo frontispizio, proruppe nella seguente concitata esclamazione. Anche costui dunque non è che un uomo come gli altri, e non pensando che a soddisfarj, la jtropria ambizione vorrà porsi in cima di tutti per tiranneggiare. E ciò dello sostituì al primo titolo le parole italiane: Sinfonia eroica per celebrare l’anniversario della morte di un grande uomo: intendendo dire che, invece di un canto di vittoria, era uopo pensare ad un inno di dolore, giacché per lui Napoleone era come fosse morto. Nel primo allegro di questa sinfonia i varj sentimenti di bollore che si spesso agitavano l’animo di Beethoven sono espressi in modo mirabile. La marcia funebre ò un dramma il più evidente. Nello scherzo egli seppe conservare il colore grave e misterioso che domina in tutta l’omerica composizione, il cui allegro finale ridonda di fuoco e di originalità Facciamo ardenti voli onde le opere istromentali di Beethoven non abbiano a continuar ad esser fra noi con sì grande nostro disdoro trascurale, esse, per adoperare un’espressione di Berlioz, potranno servire di scala metrica per misurare lo sviluppo della nostra intelligenza musicale. _________ Js. C.. PRATICA R’ACCOMPAGjSAMEAT© «lei Padre M°. Statismo Mimi minore Conventuale. Gli è col massimo piacere che nella Gazzetta Piemontese, dei 26 novembre p. p. abbiam letto un manifesto dell’avveduto e zelante editore Magrini di Torino, col quale propone di dare in luce per via di associazione la Pratica d’accompagnamento del Padre Stanislao Mattel minor Conventuale. Un’Opera di sì gran maestro, del quale fra gli altri sommi fu allievo il Genio Pesarese, meritava di essere per ogni dove conosciuta; che l’Edizione del Cipriani (Bologna IS25), comecché trascurata ne’ tipi e nella correzione, fu tosto esaurita nel circuito di poche miglia d onde usciva. Utilissima quest’opera non tanto agli studiosi dell’armonia, ma agli Organisti altresì per le risorse infinite che offre per le circolazioni c i Versetti, può alla mancanza sopperire di esercizi per Contrabbasso, Violoncello, Fagotto, e di altri sillatti stranienti, c ben disse il Dc-la-Fago «quanta energia vi ha nel concetto! quanto felice, naturale, c talvolta inattesa la concatenazione degli accordi! quanti mezzi per variare le condotte armoniche! quale sfoggio di ricchezza prima di far risolvere una cadenza finale! Clic felicità nella modulazione! Quanta saviezza nella condotta!» L’editore Giuseppe Magrini è conosciuto per diligenza, c accuratezza di sue edizioni, e questa promette più che mai rigorosa nell’Opera che annunzia, la quale raccomandata alla cura c valentia dell’egregio maestro Luigi Rossi, allievo pur desso del Malici’, non potrà non corrispondere ai desiderj de’più difficili. L’Opera suddetta di t30 (facciale circa conterrà ritratto c biografia dell’insigne maestro, il catalogo dell# sue opere, c de’ suoi allievi. Nel congratularci del saggio divisamente dell’editore Magrini, che con tanto coraggio offre agli studiosi opera di tanta importanza, speriamo di cuore che l’esito vi corrisponda e clic l’Italia tutta, di cui si rende cosi benemerito, unisca i suoi ai caldi nostri voti. (Artìcolo comunicalo). NOTIZIE MUSICALI ITALIANE — Vkiiona.’JII celebre Boclisa c madama Bishop, nella sera 30 scorso dicembre, diedero un’accademia al teatro filarmonico nella quale il sommo arpista a pieni voli fu dichiarato insuperabile sul proprio isti omento. Inquanto alla signora Bishop il nostro corrispondente adopera espressioni del più sentito entusiasmo c giudica questa avvenente cantante straniera meritevole di esser accolta in Italia con ogni distinzione. — Trieste. Il maestro Vincenzo Colla, da varj anni stabilito m questa città per dare lezioni di canto, di pianoforte, di contrappunto c di accompagnamento, venne testé annoverato fra i membri onorari della insigne Accademia di S. Cecilia in Roma. — Napoli. Il giovane pianista Golinclli superò nelle società particolari l’aspettazione che di lui qui si aveva. Al Dohler, onore di Napoli non meno che di tutta Italia, ora a diritto si può far succedere il nome del bolognese Golinclli quale altro degno rappresentante della forte esecuzione sul pianoforte c brillante composizione per questo islromento. Tra i suoi pezzi nelle società i nostri dilettanti c maestri accolsero con più manifesta approvazione il Capriccio sulla Lucrezia Borgia, e gli altri tuttora inediti sopra temi de’ Puritani c del Guglielmo Teli Qui trovasi pure il pianista Coop di Messina, il quale tanto come esecutore, quanto nella specialità di compositore, merita distinti clogj. GIOVANXI RICORDI EDItOItE-PROPHIETABIO. Dall’I. K. §tal»ilin»cnto Nazionale Privilegiato «li Calcografia, Copisteria e Tipografia Musicale «li GIOVAMI RICORDI

Contrada degli Omenoni If. 1728.

  1. (I) E in fatto il soggetto comico di quest’Opera è tratto, se non erriamo, dal libretto il Ser Marcantonio, dell’Anelli, musicato a Milano dal maestro Pavesi, nell'anno 1812