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da essi per residenza1, essendo Torino sempre occupata dai francesi2, un'accoglienza degna di lei e della festa dei loro cuori.

Al confine del suo Stato, Margherita, dice la tradizione, s'incontrò in un gruppo di contadinelle, che le presentarono una gran paniera di margherite, cantandole questa strofetta:

Toutes les fleurs ont leur mérite,
Mais quand mille fleurs à la fois
Se présenteraient à mon choix
Je choisirais la marguerite.

Gentile pensiero e soave complimento che, al cuor nobile di lei, riuscì caro quanto le feste magnifiche di Nizza.

Appena terminate le esultanze, e messi gli animi in calma, i due sposi pensarono seriamente a rimediare i mali prodotti nel Ducato dalla lunga guerra, e da tutti i guai che ad essa tengono dietro ; e Margherita s'interessò particolarmente a tutto ciò che riguardava la

religione, le lettere e la pubblica istruzione.

  1. Il Cibario dice che a Nizza, gli sposi sbarcarono e si trattennero solo qualche giorno, indi passarono a Vercelli, ove si stabilirono, fino che non fu loro dato di restituirsi a Torino.
  2. Il capitolo della pace, che riguardava il Piemonte, diceva: che la Francia restituisse al Duca di Savoia tutto quanto Francesco I aveva conquistato a Carlo III. E tempo tre anni a comporre le controversie circa certe provincie. Intanto il Duca andasse al possesso, e il Re di Francia rimanesse in occupazione delle piazze di Pinerolo, Torino, Chieri, Chivasso e Villanova d'Asti. Per contrappeso e guarentigia gli spagnuoli occupassero Asti e Vercelli. Si negoziò per tre anni senza nulla concludere, e allora convennesi in Fossano (agosto 1562) che i francesi sgombrassero da ogni dove, meno che, temporaneamente, da Pinerolo, Perosa e Savignano, e gli spagnuoli, alla loro volta, rimanessero in Asti e Santhià. Cosi durò per altri dodici anni.