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del marito, invaghito della sua bellezza e della sua energia, non tardò a dominare anche il suocero, di cui si guadagnò tosto la simpatia con la non comune coltura che la distingueva (come tutti i figli di Carlo Emanuele), e per la sua passione per la magnificenza; e siccome la suocera si metteva da sé stessa in disparte, la giovine sposa divenne in breve l’anima della Corte di Mantova, occupandosi di politica e di spassi, di abbigliamenti e di ’studi, con la stessa disinvoltura. E la vita gaia e dissipata, intessuta di feste, villeggiature, viaggetti, quale ivi la si conduceva, la deliziava oltre ogni dire. Però, la foga giovanile che metteva in tutte le cose, le faceva talvolta oltrepassare i limiti della prudenza, specie nell’intromettersi negli affari politici, e nel l’accentuare le sue tendenze spagnole; tanto che il Duca Vincenzo pensò porvi un riparo. Appena dopo un anno di matrimonio, Margherita partorì una bambina. Maria; poi gliene nacque un’altra che ebbe brevissima vita, e infine, il 26 giugno del 1611, diè alla luce un erede, a cui fu dato il nome di Luigi.

Fu allora che il vecchio Duca propose agli sposi di recarsi, con la crescente famiglia, in Monferrato, e di stabilirsi a Casale, tenendovi una Corte loro propria e governando quel paese. Margherita accettò con gioia questa proposta, che l’avvicinava alla sua famiglia, e la metteva in caso di farla addirittura da padrona, e a Casale condusse per alcuni mesi vita lietissima. Ma ben presto, inaspettati, rapidi e fieri avvenimenti, dovevano tutto cambiare intorno a lei, e fare