Pagina:Gemma Giovannini - Le donne di casa Savoia.djvu/367

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maria luisa gabriella di savoia 307

molto se ne addolorò, e rivolgendo verso la principessa Orsini il viso inondato di lacrime — Vedete, mia cara — le disse — quanto sono debole e poco rassegnata al volere di Dio? Sono però da compatire, considerando quanto sia cosa dolorosa dovere abbandonare il Re e i cari figliuoletti nostri!

«Disse poi che non si era punto preparata a sì vicino e sì grande sacrifizio; commosse con le sue parole tutti gli astanti che avevano gli occhi pieni di lacrime. Era il lunedì; la sera stessa vide il suo confessore spirituale, un padre gesuita, e subito dopo la mezzanotte, insieme col Re, ricevette la comunione. Il martedì chiese del padre Bianco, domenicano, predicatore di Corte; dopo si dimostrò più calma e rassegnata; disse alla Orsini di essere stata da lui molto più consolata che dal suo confessore.

«Chiamò a sé i figli, che per ordine del medico non baciò e non toccò. Li tenne una mezz’ora in camera guardandoli amorosamente, si raccolse in sé, e quasi più non parlò.

«Rese l’ultimo sospiro la mattina verso le otto, il mercoledì delle Ceneri, 14 febbraio 1714; morì portando seco la dolce illusione di avere ispirato un forte e costante affetto allo sposo, una profonda amicizia all’Orsini, e invece quanto fragili erano i loro sentimenti! Il Re riprese subito la sua calma abituale, andò a caccia il giorno dopo, e vedendo passare, attraverso pia foresta, la bara di Maria Luisa che veniva trasportata all’Escuriale, si fermò e la guardò ad occhi