Pagina:Gemma Giovannini - Le donne di casa Savoia.djvu/447

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cristina albertina di curlandia 377

di ciò essa non aveva colpa, poiché, abbandonata come trovavasi a sé stessa, era anzi quanto di meglio poteva fare; e ciò può e deve valerle di scusa se nel seguito della sua vita commise qualche sbaglio.

Fu su questa principessa solitaria, che Giuseppina di Carignano mise gli occhi per farne la sposa di suo figlio, dopo che il Re Vittorio Amedeo III si mostrò contrario all’unione di Carlo Emanuele con la sorella della duchessa d’Aosta. Però le trattative di matrimonio si arenarono appena incominciate, di fronte all’ostinazione della Corte di Sassonia di non voler riconoscere, ad onta dei buoni uffici del principe Antonio, vedovo di Maria Carolina di Savoia, Cristina Albertina come principessa della famiglia. Ma finalmente la Corte di Torino, per non dare alla languente principessa di Carignano il colpo mortale, osteggiando quel da lei desideratissimo matrimonio, passò sopra al puntiglio del riconoscimento, ed accettò la sposa col titolo di Principessa di Curlandia, che l’Elettore le confermò, assegnandole anche una dote.

Albertina era molto colta ed istruita, di carattere piuttosto serio, d’animo buono e generoso, di mente riflessiva. Alta più che l’ordinario per una donna, snella, di lineamenti regolari se non perfetti, aveva un certo fascino nel suo insieme che fermava l’attenzione e piaceva.

Quando Carlo Emanuele, allora in età di ventisei anni, mandò a Dresda il suo ritratto, la sposa nel riceverlo disse che essa non avrebbe dato il consenso