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le volle sue ospiti nel palazzo del Quirinale, ben lungi dal pensare, l’uno e le altre, che quella sarebbe stata un giorno la Reggia della ringiovanita Dinastia.

E siccome Cristina era abilissima nella pittura, in questa occasione l’accademia di S. Luca volle il di lei nome nel proprio albo, facendo dolce violenza alla sua modestia.

La regale giovinetta era poi timidissima in tutto; un nonnulla la commuoveva e la faceva piangere, tanto che sua sorella Marianna le faceva spesso osservare che ciò era ridicolo alla sua età.

Questa stessa sorella così più tardi la descrisse: «Fino da fanciulla, ella era fornita di criterio e discernimento finissimo, cosicché interrogata esponeva i suoi pensieri con tanta semplicità e chiarezza, da farmene ammirare la rettitudine e la prudenza.» E confessa che essa stessa, talora, quantunque a lei maggiore, le chiedeva consigli.

Oltre agli studi comuni alle principesse, Cristina, per propria iniziativa, studiò filosofia, matematiche, fisica, astronomia, mineralogia, riuscendo in tutto benissimo, e di tutto facendo tesoro. Ballava poi benissimo e con trasporto, e ciò non deve meravigliare, perchè in lei non vi era la crisalide di una santocchia beghina, ma lo spirito di una santa illuminata e colta.

A Genova però si chiuse per lunghi mesi nella solitudine, e d’altro non si occupò se non d’assistere la madre che deperiva, e alla quale erano del pari dannosi i calori dell’estate e i rigori dell’inverno, e i me-