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certo anche per il sangue materno e la materna ispirazione. Infatti rimasta vedova la Duchessa, il figlio che l’amò e la rispettò molto e sempre, oltre il mantenerle le signorie di cui l’aveva investita il loro rispettivo marito e padre, gliele aumentò, perchè dovunque ella recava un governo saggio ed un’amministrazione benefica.

Ma il modo di vita e di governo di Gian Galeazzo, non confacendosi affatto alla tranquillità a cui il suo animo oramai anelava, Bianca decise di ritirarsi nel suo palazzo di Corte Nova che sorgeva lì in Pavia, nel punto ove al presente è il palazzo della Prefettura.

Quivi essa, che signora di Monza fino al 1380, signoria, cambiatale poi con altre dal figlio, aveva fondate una delle otto cappellanie ducali della basilica di S. Giovanni Battista; decise d’istituire un monastero di francescane, dedicandolo a S. Chiara. Perchè ella preferisse quella Santa chiaro emerge. Sorgeva lì presso il gran tempio dedicato a S. Francesco d’Assisi, di cui allora tutti erano ferventi e ammirati, sia per la Cantica dell’Allighieri che a quei giorni tutti leggevano, sia perchè il mite fraticello aveva vissuto da appena un secolo. Bianca, riflettendo sul poema di Dante, erasi fermata con compiacenza su quei versi:

“Perfetta vita ed alto merto incela
Donna più su, ecc. ecc.„