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stello, e lì, assorta in contemplazione e in meditazione, non accorgevasi dello scorrer del tempo!

E appena giovinetta, essa manifestò ai suoi il desiderio di farsi monaca, desiderio a cui essi avrebbero forse annuito, se non che la pace conclusa allora tra Savoia e Monferrato, richiedendo ancora un vincolo di sangue, essa dovè, per obbedienza al capo della famiglia, rinunziare alla sua aspirazione, e sposarsi a Teodoro Paleologo, Marchese di quella regione.

Fu una ben triste realtà per la giovine, che aveva sognata fin’allora una vita di pace e di oblio, tutta assorta nella contemplazione del cielo, quella di vedersi invece, così, fissata alla terra, ed obbligata a parteciparne le amarezze, i dolori, i disinganni! Pure ella seppe rassegnarvisi serena.

Il matrimonio avvenne nel 1402, e Margherita, come era stata ottima e sommessa figlia, dimostrossi subito moglie esemplare, ben comprendendo, e dimostrandolo ampiamente, che si può ben servire e glorificare Iddio facendo il proprio dovere nel mondo, e che anzi, talora, i contrasti e i dolori a cui la creatura umana è così esposta, ne rendono il compito più difficile, e più meritorio l’adempirlo.

Nel 1411, seguì in Genova suo marito, stato colà invitato da quella Repubblica, alla Direzione delle Armi; ed ivi essa conobbe S. Vincenzo Ferrero, che la esortò a perseverare nella sua vita, sicché la giovine principessa era un modello di affezione coniugale, di pietà e di devozione.