Pagina:Georgiche.djvu/147

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220E in ordine schierar gli olmi già vecchi,
E i duri peri, e gl’innestati spini
Carchi di prugne, e i platani frondosi,
Che già cresciuti a i bevitor fean ombra.
Ma queste cose io fra i confin ristretto
225Di breve spazio ometterò, lasciando
Che altri con degno stil poscia le adorni.

     E qui de l’api l’ingegnoso istinto
Dirò, che in premio ottennero da Giove
Fin da quel tempo, che a i sonori bronzi
230De’ Coribanti accorsero, e ne l’antro
Dittéo nutrir bambino il Re del cielo.
Sole però fra gli animali tutti
Hanno il tetto comun, comune i figli,
E patria riconoscono, e penati
235Stabili, e fisse ed ordinate leggi:
E de l’inverno memori al travaglio
Attendono l’estate, e tutti poi
Pongono in serbo ed in comun gli acquisti.
Altre al vitto provvedono, e pe i campi
240Vanno predando i fiori, altre nel chiuso
Seno de gli alvëar con le stillanti
Lagrime de i narcisi, e con la gomma
De le cortecce resinose a i favi
Pongono i primi fondamenti, e a i muri