Pagina:Georgiche.djvu/165

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Spera più di sfuggir, spossato e vinto
In se ritorna, e con umana voce
Ad Aristeo rivolto: e chi mai, disse,
670Giovane imprudentissimo, ti spinse
In questa grotta ad inoltrar? Che brami,
O pretendi da me? Proteo, tu il sai,
L’altro rispose, il sai ben tu, cui nulla
Occultarsi non può; deh meco dunque
675Cessa di finger più: per divin cenno
A te non vengo a mali miei cercando
E consiglio e conforto. A questi detti
Le glauche luci furibondo in lui
Proteo ritorse, e in guisa tal gli occulti
680Fati fremendo a disvelar s’accinse.

     Te reo di grave error l’ira d’un Dio
Persegue, e questi meritati mali,
Ed altri più, se a lui non vieti il Fato,
Suscita e move l’infelice Orfeo,
685Furente ancor per la rapita sposa.
Ahi! che da te la misera fuggendo
Precipitosa lungo il fiume, il crudo
Serpe non vide, che fra l’erbe ascoso
Su la sponda giacea. D’alti ululati
690Il coro de le Drïadi compagne
Le valli, e i monti empì: pianserla estinta