Pagina:Georgiche.djvu/62

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
62

Sorge la luna, se annebbiata e fosca
L’aria d’intorno con le corna abbraccia,
A la campagna e al mar sovrasta allora
Terribil nembo; ma se il volto tinge
670Di virgineo rossor, di vento indizio
Avrai; pel vento ognor Cinzia rosseggia.
Se poi nel quarto dì (del quarto è sempre
L’augurio sicurissimo) la vedi
Limpida in cielo passeggiare, e sgombra
675Di vapori mostrar l’argentee corna,
Quel giorno e quanti al terminar del mese
Restano ancora, passeran dal vento
Liberi e da la pioggia; e giunti in salvo
Lieti i nocchieri a Panopea sul lido
680Scioranno, e a Glauco e a Melicerta, i voti,
E il sol non meno, o ch’ei dal mar risorga,
O discenda nel mar, fido a l’occaso,
Fido a l’orto darà sicuri segni.
Se al primo suo spuntar di varie macchie
685Sparso egli appare, e in vaporoso velo
O tutto asconde, o la metà del disco,
Temi di pioggia allor; nemico spira
Ai seminati, a gli alberi, a la greggia
Da la parte del mar l’umido noto.
690E se al mattino fra le dense nubi
Rari e furtivi trapelando i raggi,
Or si mostra, or s’asconde; o se l’Aurora,