Pagina:Ghislanzoni - Abrakadabra, Milano, Brigola, 1884.djvu/111

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superiori delle case erano spariti. Da qualunque parte volgessero lo sguardo, non incontravano che una folta selva di gente.

A un tratto la folla parve agitarsi come l’onda dell’Oceano ai primi soffi della bufera. — Tutte le teste si levarono verso il firmamento, le braccia e le mani accennarono — un milione di cannocchiali si volsero a due corpi bianchi che nuotavano nello spazio con moto discendente.

A quella vista Fourrier non potè trattenere un grido di gioia. — Son dessi! — esclamò lo scienziato. — Le mie creature!... Rondine e Lucarino, i miei figli di adozione!... Oh! mi perdoni il Signore la colpevole diffidenza!

— Miracolo della scienza! — esclamò Raspail seguendo con estatico sguardo i due giovani alati, che calavano rapidamente sovra la maggiore aguglia del Duomo...

— Io non aveva calcolato le ore del riposo — soggiunse Fourrier... — Questa fu la sola causa del loro ritardo!...

— Ma donde vengono essi? Qual fu il loro viaggio? — chiesero ad una voce i circostanti...

— Presero il volo da Filadelfia ieri notte, due ore prima che io partissi coll’aerostata La Hoeu... Ma ecco!... Vedete! han raccolte le ali!... Essi precipitano come due frecce!...

Un grido si levò dalla folla... Poi successe il silenzio terribile dell’ansia repressa... Fourrier con moto involontario appoggiò la mano convulsa sulla spalla dell’amico, e levossi sulla punta dei piedi...

Il terrore fu breve... I due pellegrini dell’aria, dopo una discesa precipitosa di oltre mille metri, improvvisamente distesero le immense ali... e scherzando con leggerissimo volo intorno alla cupola del Duomo, ristettero abbracciati sulla testa dorata della Madonna...

In quel punto il cannone della gran torre diede il secondo segnale, che annunziava l’apertura delle valvole!...