Pagina:Giosuè Matteini - Istoria dell'astronomia e sistema planetario di Copernico, 1785.djvu/16

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Deh tu, Nume benigna, tu, che padre
D’Esculapio pur sei, dalla Cirrea
Frondosa cima a respirar le prime325
Aure di fresca sanità me torna;
E allor m’udrai per l’Eliconie selve,
Lungo i vergini fonti, accanto a Clio,
Quella cetra temprar, che fu tuo dono,
E per l’Irato ciel levarmi a volo,330
A dar forse di me non bassi esempj.
Tu ben lo puoi, tu che a Natura in seno
Spiri coi raggi tuoi anima, e moto.
Io già te veggio quasi in soglio asceso
Nel centro fiammeggiar: Tu d’inquieto335
Inestinguibil fuoco procelloso
Vastissimo Oceano intorno all’asse
Rapidamente ognor mosso, diffondi
Ed oltre il Sirio, e le Tindaree stelle,
Oltre il Bereniceo crine lucente,340
E il freddo Arturo eternamente spingi
Un lucido diluvio, onde la faccia
Degli oscuri pianeti illustri, e scaldi:
Tu enorme globo ancor, con l’attraente
Forza, che ognor dalla materia emerge345
Imperioso a te li chiami: immenso
Gli anima, e scuote pur moto fuggente
Dalla voce superna Creatrice
Impresso in lor, che con rapido corso
Per le tangenti dell’azzurre Ellissi350
Gli spingerebbe a portar guerra agli Astri,
O a errar confusi dell’antica notte
Per l’ampie solitudini profonde.