Pagina:Giosuè Matteini - Istoria dell'astronomia e sistema planetario di Copernico, 1785.djvu/21

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Ma tanto spazio dal maggior Pianeta
Il disgiunse, e da noi, che ben sei lustri
Numera l’implacabil Re degli anni480
Pria ch’ei percorra del Zodiaco i segni,
E il suo remoto ampio sentier... Ma dove
Mi trasporti, o mia Dea? Ah forse il corso
Vuoi ch’io pur siegua degli erranti globi
Sulle forti tue penne, e il variato485
Moto ne scorga pei sentier celesti,
Allor che giunti nel remoto Afelio
La valida solar forza languendo
Segnan più tardi ancor le vie del cielo?
O allor che dopo lungo errar discesi490
Nel Perielio loro, al Sol vicini
Dell’attraente forza, imperiosa
Per l’ampie vie del Ciel fervidi, e pieni
Più rapidi misurano lo spazio,
Onde svelata appien quindi la grave495
Cagion scorga, per cui degli astri il corso
Entro figura ellittica si curva?
Deh sì nascosi arcani alla profonda
Algebra taciturna, e alla pensosa
Matematica lascia. In più sublime500
Remota region forse vorresti
Trarmi scorrendo il penetrabil vano?
Sò ben che là da grave notte oppresso
S’aggira il vario stuol dei vagabondi
Astri che pur l’alto del sole impero505
Risentono; e qualor per le slongate
Orbite a lui s’appressano, e gli accolti
Atri vapor trasformano in estesa
Squallida coda od in sanguigna chioma