Pagina:Giovanni Magherini-Graziani - Novelle valdarnesi.djvu/171

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132 La strega

— Lui lo sapeva quel che andavo a fare. Entrai nella stanza. Il medico si mise a sedere, e sempre a capo basjio, senza mai guardarmi in faccia, mi domandò che cosa volevo. Io costi gli feci tutto il racconto, gli dissi che questa ragazza aveva le convulsioni, che era tutta un ghiaccio da quattro giorni; insomma gli rappresentai la cosa, com’era, e che nonostante la ragazza era sempre viva.

«Eh sicuro! Se era morta non venivi da me, » disse, sempre senza guardare in viso. «Questa ragazza è malata da diversi giorni, non e vero?»

— Si, signore, — risposi.

«Dovete far presto a tornare a casa; non c’è tempo da perdere. Prendete un pentolo, tre spicchi d’aglio sbucciato, una midolla di pane, che passi per l’appunto dalla bocca del pentolo, due quartucci di vino, e mettete ogni cosa a bollire a fuoco lento: state attento però che non strabocchi: se dà di fuori, è bell’e buttato via il tempo! Quando il vino a forza di bollire sarà ridotto alla metà, dovete prendere il pentolo e scolare tutto il vino in un altro recipiente; con quel che rimane fate un’impiastro, mettetelo sul petto dell’ammalata. Col resto del vino le stropiccerete più forte che potete le braccia, finché ci rimanga un granellino di sangue appallottolato. Perchè si tratta d'una