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134 La strega


m’aveva raccomandato di stringerla forte. Poi prendo il pentolo, cerco del vino, e non lo vedo più: era tutto assodato nel fondo. Allora mi rammentai di quel che aveva detto il medico.

«Se il vino non s’accaglia, segno brutto, è inutile che proviate.»

— Levo il vino dal fondo del pentolo col coltello; ci sarà stato alto quanto due monete di dieci paoli; poi prendo la Bettina per le mani, e comincio a stropicciare le braccia. Appena toccata con quel vino, parve che l’avessi toccata col fuoco: principiò a scotersi tutta e a divincolarsi come una serpe, ad alzarsi a mezza vita nel letto come per iscappare, ed a mugghiare come una bestia. Ma io la tenevo forte, e seguitavo a stropicciare per far ripigliare al sangue il suo corso. Nel sentire quegli urli eccoti il prete. Ogni volta che me ne ricordo, mi vien da ridere. Nel divincolarsi la Bettina s’era tutta scoperta, e nel veder quella donna ignuda in quel modo, il prete scappò via come se avesse visto il diavolo. — Per farla corta, dopo la Bettina il giorno era a desinare collo zio.

— Ma che fosse proprio sangue rappreso? — disse l’Annina.

— Altro che sangue rappreso! Gli è che l’era proprio una malìa; e io so chi glie la aveva fatta! Metterei una mano nel fuoco, e sarei sicuro di non me la bruciare!