Pagina:Giovanni Magherini-Graziani - Novelle valdarnesi.djvu/25

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8 Il Diavolo


fra sè — o i manzi hanno seguitato per conto loro: meno male che non sono paurosi.

E allestì il passo per vedere di raggiungerli. Cammina, cammina, non gli riesciva di vederli.

Quando si fermava ad ascoltare, sentiva il carro come a due passi; arrivava alla voltata, e non c’era nessuno. Al solito principiò a sagratare e, quando spazientito mandò un giuro di quelli più belli, si trovò davanti i manzi col carro.

Va per montare su, quando vede un capretto ritto sulla stanga. Chìrola non stette a pensarla: s’immaginò subito la cosa, e disse:

— O che ci sei?

Leva una spina del carro, e dà al capretto una bastonata da ammazzarne due. Il capretto casca di sotto. Che è che non è, lo vede ritto come prima sulla stanga. Chirola, sempre coraggioso, ripiglia la spina e dà, ma al solito era come non dare: la spina rimbalzava come sopra una palla di gomma; e ogni volta che lo buttava giù, il capretto ritornava al posto.

— Se tu non vuoi andar via, stai costì: non mi vo’ confondere, è segno che tu ci stai bene!

Rimontò su, e si mise a chioccar colla frusta. Ed ecco che sparisce il capretto e apparisce, giù nella strada, uno che gli sembra tutto quel vecchietto, al quale aveva rubato la salsiccia e i fichi. Quando è al rimpetto di Chi-