Pagina:Gli amori pastorali di Dafni e Cloe.djvu/69

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58 dafni e cloe

durò nondimeno gran fatica a condurvisi, sendo le strade rotte e guazzose per la neve, che non era ancor finita di struggere. Amor tuttavolta ispiana, ed agevola ogni aspro e faticoso sentiero; e non che la neve, ma nè ’l mare, nè ’l foco gli averebbe il suo corso impedito. Correndo dunque ne venne al cortile, e dopo scossa la neve da’ piedi, tese le ragnuole, ed i lacciuoli, e messi i panioni, si pose in disparte a sedere, attendendo gli uccelli, e la Cloe, se peravventura a uscio, o a finestra s’affacciasse. Degli uccelli ve ne vennero assai, e buona parte impaniati, accappiati, ed arreticati vi restarono talmente, che non potea supplire a pigliarli, a schiacciar loro il capo, e pelarli. Ma nel cortile non uscì mai nessuno, nè uomo, nè donna, neppur un uccello casalingo; perciocchè tutti si stavano dentro rinchiusi a canto al foco. Laonde il garzonetto, cominciando a sentire, che rovaio gli bruciava il capperone, già tutto assiderato, e disperato di vederla, come se quelli suoi uccelli poco felice augurio gli facessero, prese ardimento di voler sotto qualche scusa entrare in casa, e cercava fra sè stesso di che dire, che più facilmente si credesse. Son venuto per del foco: — Non avevi tu più presso vicinato che ’l nostro? — Son venuto per del pane — O, la tua tasca è piena. — Ho bisogno di vino. — Voi ne riponeste pure assai. — Fuggiva un lupo, che mi veniva dietro. — E dove son le pedate del lupo? — Son venuto per uccellare. — Uccellato che tu hai, perchè non te ne torni? — Voglio veder la Cloe. E chi direbbe mai questo al padre ed alla madre di lei? E fanciul nessuno non ci capita. Ma nulla di queste cose posso fare senza dar sospetto. Che farò dunque? Starommi cheto per lo migliore, e vedrò poi la Cloe a primavera; posciachè la mia sventura non vuole che questo inverno io la veggia. Queste, e simili cose fra se medesimo bisticciando, e raunando gli uccelli, ch’avea presi, già si metteva per via d’andarsene, quando avvenne (quasi fatto Amor di lui compassionevole), che dentro da Driante pranzandosi, e data a ciascuno la sua parte della carne, mentre che si metteva il pane, e si mesceva