Pagina:Gli sposi promessi III.djvu/178

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li. A queste parole ' giunse egli alla soglia del palazzo del Capitano di Giustizia. Entrò, sali, fu introdotto, e fece ad un ufiziale la sua relazione: come era ’ capitato all’osteria uno che non aveva voluto dare il suo nome, e come egli oste, dopo d’averlo ammonito di obbedire alle gride, dovette tacere per non far nascere uno scandalo. « Lo sapevamo, » rispose l’ufiziale, con aria di impor¬ tanza e di mistero; «ma voi3 avete ben fatto di compiere il vostro dovere. Ora badate a non lasciarlo 4 partire costui. »

  • Col dovuto rispetto a Vossignoria, » rispose l’oste, il

quale con tutta la sua prudenza non aveva potuto a meno di non prendere un po’ di quegli spiriti arditi,B di che era piena l’aria6 in quel giorno: « col dovuto rispetto, io faccio l’oste e non il birro: ho fatto il mio dovere: a lor signori tocca ora. » «Va bene, va bene,» rispose l’ufiziale, il quale con tutta la sua arroganza non aveva potuto a meno di non tremare un po’ in tutta quella giornata,8 e non sapeva ancora bene a che punto le cose si fossero. L’oste ne andò pei fatti suoi. 5 La prima informazione, come il lettore sé n’è addato certamente, era venuta da quella falsa guida; la quale, per 1 pareva egli — 2 [giunto] capi — * avete ben [fatto] fatto i - 4 uscire — dei qual — 6 di Mila — 1 abituale — 8. L’oste ne andò pei fatti suoi, — 0 E inutile dire che la prima informazione era ve¬ nuta da quella falsa guida di Fermo | L’ufiziale come il lettore lo ha certamente immaginato (lacuna) CAPITOLO Vili -