Pagina:Gli sposi promessi III.djvu/206

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SPOSI PROMESSI liti i principi, che per1 quasi due secoli divennero la nonna 8 della maggior parte dei3 letterati e dei tribunali: quel Mar¬ tino del Rio, che con le sue dotte fatiche ha fatto ardere tante streghe e tanti stregoni e 4 che ha saputo col vigore dei suoi ragionamenti dominare tanto sulla opinione publica, che 5 j| metter dubbio su la esistenza delle streghe era diventato un indizio di stregheria. A un bisogno Don 6 Ferrante sapeva parlare ordinatamente e anche luculentamente del maleficio amatorio, del maleficio ostile e del maleficio sonnifero, che sono i cardini della scienza; e conosceva i segreti1 dei con¬ gressi delle streghe, come se vi avesse assistito.8 Aveva più che una tintura della storia in grande, per aver letta più d’una volta 9 quella eccellente storia univer¬ sale del Bugatti; possedeva poi10 singolarmente quella 11 del tempo dei paladini, che aveva studiata nei Reali di Fran¬ cia. 15 Per la politica positiva aveva egli principalmente ri¬ volte le opere dell’immortale Bolero;13 e conosceva assai bene la politica di Spagna, di Francia, dell'Impero, dei Ve¬ neziani e di tu'ffT 1 principali stati14 Cristiani; e poteva pur dare una occhiatina anche nel Divano. Per la politica11' spe¬ culativa il suo uomo era stato per gran tempo il Segretario Fiorentino; ma 10 questi dovette scendere al secondo posto nel concetto di D. Ferrante, e cedere il primo a quel gran Valeriano Castiglione, che in quello stesso anno aveva "dato alla luce la sua18 opera dello « Statista Regnante, » dove tutti gli arcani i più profondi,10 e i più reconditi precetti della ragione di stato sono trattati con un ordine nuovo e su¬ blime. 80 E bisogna confessare che il nostro D.81 Ferrante 1 quasi — * della più parte dei tribunali e degli uom | e (dei] dei — 3 dotti — 1 ha saputo con tanto [forza) vigore di ragionamento sostenere e diffondere — 5 finché il suo libro fu in v | non era — 6 Valeriano [era invaso] parlava luculent — 7 del congresso — 8 [La storia la possedeva generalmente] Possedeva la storia universale — •' la storia — 10 quella di alcune epoche parziali, come del tempo dei — 11 dell’epoca dei paladini — 12 e nei poemi cavallereschi e la varia [e se | aveva in quell | ed era al fatto dei | ed] non era quindi — 14 d’Europa, non senza aver fatto qualche escursione nel Divano — i:> pratica — 10 lo Statista Regnante del gran Vale¬ riano Castiglione, uscito alla luce in quello stesso anno, dovette — 17 Valeriano Anche in seguito soltanto D. — 18 immortale — 10 ed alti della ragione di stato sono — 20 Opera immortale che diffuse tosto la fama del suo autore per tutta Europa [che | per la quale] che si glo¬ riava di poter onorare il nome di quell'[opera] autore — 21 Valeriano CAPITOLO IX - TOMO III. 573 prevenne il giudizio del mondo sul merito del Castiglione: poco dopo, Urbano Vili lo onorò delle sue Iodi, Luigi XIII, per consiglio del Cardinale di Richelieu, lo chiamò in Fran¬ cia per esservi Istoriografo, Cario Emmanuele di poi'gli1 af¬ fidò lo stesso ufizio; il Card. Borghese e Pietro Toledo viceré di Napoli, Io pregarono, invano però, di scrivere storie; e fu finalmente proclamato il primo Scrittore dei suoi tempi. Quanto alla storia naturale, non aveva a dir v'ero attinto alle fonti, e non teneva nella sua biblioteca, né Aristotele, né Plinio, né Dioscoride; giacché, come abbiam detto,' D. 3 Ferrante non era un professore, ma un uomo cólto sem- , pliceniente: sapeva però le cose le più importanti e le più 4 degne di osservazione; e a tempo e luogo poteva fare una descrizione esatta dei draghi e delle sirene, e 6 dire a pro¬ posito che la remora, quel pesc'ere.Ilo, ferma una nave nel¬ l'alto;7 che l’unica fenice rinasce dalle sue ceneri; che la salamandra è incombustibile ; che il cristallo non è altro che ghiaccio lentamente indurato. Ma la materia, nella quale D.8 Ferrante era profondo assolutamente, era la scienza cavalleresca,9 e bisognava sentirlo parlare di offese,10 di soddisfazioni, di paci, di men¬ tite:11 Paris del Pozzo, l’Urrea, l’Albergato, il Muzio,12 la Gerusalemme liberata 13 e la conquistata, ei dialoghi della nobiltà, e quello della pace di Torquato Tasso, gli aveva a menadito; i Consigli e i Discorsi cavallereschi14 di Fran¬ cesco Birago 15 erano forse i libri più logori della sua biblio¬ teca. Anzi D. Ferrante afferma