Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/373

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IL PRODIGO 319


Clarice. Ho detto di voler partire, ed il Burchiello sarà allestito.

Beatrice. Poco costa a dir che vi siete pentita.

Clarice. Voi mi vorreste esporre a delle scene maggiori.

Beatrice. Chi è quegli? Il Dottore, che è ritornato. Sentiamo che novità ci reca. Vediamolo noi prima di mio fratello. Ehi, ehi, signor Dottore, favorisca. (verso la scena)

SCENA XV.

1 Dottore. Dov’è il signor Momolo?

Beatrice. Or ora lo faremo chiamare. Ditemi, come va l’affare?

Dottore. Benissimo. L’aggiustamento è seguito.

Beatrice. Sia ringraziato il cielo! Ritornerà la possessione in potere di mio fratello?

Dottore. Ho meco la lettera per la liberazione del sequestro.

Beatrice. Ah? Che ne dite? Le cose principiano per buona strada. (a Clarice)

Clarice. Sono a parte del vostro piacere, come se io medesima fossi in ciò interessata.

Beatrice. Ancora spero che abbiate da interessarvene.

Clarice. Come?

Beatrice. Colle nozze di mio fratello.

Clarice. Siete pure graziosa!

Beatrice. Ne parleremo. Signor Dottore, già che tanto vi siete portato bene in favore di Momolo, avete da fare un’altra cosa per lui utile non meno di questa.

Dottore. Son qui disposto a tutto per un galantuomo di questa fatta.

Clarice. Dite, signor Dottore, è vero ch’egli vi ha donato un anello?

Dottore. È verissimo.

Beatrice. Vedete? Ha questo di buono ancora mio fratello, non dice bugie, (a Clarice) Caro signor Dottore, voi saprete all’incirca i disordini, in cui egli si trova. Per farlo un poco più ravvedere, è necessario mortificarlo. Facciamogli dubitar per un poco ancora dell’esito della causa, per fargli concepire con più

  1. Il Dottore e dette.