Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/418

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no la mancherà de mandarme ì trenta zecchini, e de più se me bisognasse. No vedo 1’ora de sentir la resposta. Subito che posso, anderò a riceverla mi. Ma ho dito al Dottor: mai più donne. Una donna come questa, la se poi praticar. La xe una zoggia, la xe de un ottimo cuor, e se tomo in fortuna... Oimei, scomenzemo mal; cossa dira velo, se me sentisse el Dottor? Ma ho dito de aver giudizio, non ho miga dito de volerme retirar in un romitorio. Se poi praticar con prudenza, e siora Clarice xe una donna de proposito, che la se poi pra- ticar, (parte)

SCENA XV.

Camera con tavolino e sedie, calamaio ecc. Aurelia ed il Dottore.

Aurelia. Si, signor Dottore, farò tutto quel che volete. Farò la procura che m’insinuate di fare. So che siete un galantuomo, e mi getto nelle vostre mani; ma, vi prego, fate che tornino a casa presto i miei abiti, almeno se per ora non si possono ricuperar le mie gioie.

Dottore. Benissimo; avrà (’) gli abiti, avrà le gioie, favorisca di sottoscrivere la procura.

Aurelia. Subito. (si pone a sedere al tavolino)

Dottore. (Non è poco che si persuada sì facilmente). (da sé)

Aurelia. Quando li avrò i denari che mi abbisognano?

Dottore. Subito che si potrà.

Aurelia. Ho inteso. Se non li ho prima, non sottoscrivo. (s’alza)

Dottore. E necessario ch’ella solleciti a segnar questo foglio per la riputazione del marito e della casa, e per non lasciar in- cagliare i negozi che si debbono continuare.

Aurelia. Non m’importa ne del marito, ne della casa, ne di altri negozi, quando non abbia quello che mi bisogna per comparire.

Dottore. Si assicuri che li avrà. (1) Paparini, Savioli ecc. Kanno sempre averà.