Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/434

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Truffaldino. Se fala sposa?

Leandro. Non pensar altro. Portale colà, e dille che le tenga, fino che da me o da suo padre saprà cosa ne debba fare. (Prima che il diavolo le porti, le voglio mettere in salvo). (da sé, e parte)

Truffaldino. Coli’occasion che porto ste tre pezze alla patrona, porterò sto taggio de manto alla serva. (prende la roba, e parte)

SCENA IX.

Camera in casa di Clzurice, con tavolino. Clarice e Brighella.

Clarice. Venite qui, che parleremo con libertà.

Brighella. E1 mio padron ghe fa riverenza e el ghe manda sta stoffa peruviana per farse un abito.

Clarice. Sono bene obbligata al signor conte. Mettetela qui su questo tavolino.

Brighella. L’ è un drappo all’ultima moda.

Clarice. Certo, è vago, è di buon gusto. Ringraziatelo voi intanto, che poi farò io le mie parti.

Brighella. La sarà servida.

Clarice. Aspettate, voglio darvi da bere l’acquavite.

Brighella. No la s’incomodi.

Clarice. Non volete?

Brighella. Per non refudar le so grazie, riceverò quel che la se degna de darme.

Clarice. Mi dispiace che non ho moneta. Un’altra volta.

Brighella. Come la comanda. (Avara del diavolo. Ho fatto tanta) fadiga a sconderme da sior Leandro che me vegniva drio; se saveva cussi... basta), (da se) A bon reverirla.

Clarice. Verrà presto il signor conte?

Brighella. L’ ha dito che el vegnirà avanti sera. (Che bel cuor) che ha el me padron! Portar via la roba a un povero de- sgrazià, per farse merito con una donna! e mi ghe la porto? Voggio andar adesso a ca vanne sta maledetta livrea). (da sé, e parte)