Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/464

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padre vada a ritirarsi in campagna, e sarebbe cosa ben fatta, e lodevole molto, che voi per qualche tempo soffriste di ritirarvi con lui. Aurelia. Sì, lo farò volentieri. Piuttosto che scomparire in città, mi eleggo di buona voglia il ritiro della campagna.

Dottore. Gran cosa che anche nell’atto di far un bene, si voglia perdere il merito per motivo dell’ambizione!

Aurelia. Si può sapere chi sia la moglie che avete scelto? (a Leandro)

Leandro. Ecco qui. La figlia del signor Dottore, 1’amabile signora Vittoria, da cui riconoscerò mai sempre il mio bene, il mio stato, il mio onorevole risorgimento.

Dottore. Sì signora. Ventimila ducati di dote e la mia assistenza lo faranno risorgere quanto prima.

SCENA XIIL

Pantalone e detti.

Pantalone. Son qua, son qua anca mi.

Leandro. Ah! signor padre...

Pantalone. So tutto, fio mio, so tutto e son contento de tutto. Sì, caro Dottor, el vostro zovene m’ ha trova, el m’ ha informa de ogni cossa, e cognosso che el cielo v’ ha mosso a pietà de nu, e che vu se la colonna della nostra casa. Muggier, vardemose in viso, e vergognemose d’aver fatto a clii poi far pezo. Mi son contento de andar a star in campagna, e vu, se volè vegnir, vegnì; ma se vegnì, me fé un servizio, se no vegnì, me ne fé do. Me contenterò de quel poco, che mio fio me darà. Caro fio, te domando perdon d’averte precipita, te prego, co ti poi, de pagar i debiti, e za che el cielo t’ ha dà la grazia de no someggiar a to pare, consolete, ringrazielo de cuor, e fìssete sempre più in tei cuor le massime bone da galantomo, e da omo da ben. Giera pentio, aveva stabilio de muar vita, de tender al sodo anca mi, ma i cattivi abiti.