Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/501

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Rosaura. Senti: aspetteremo che tutti sieno a letto, ed anche quel furbo di Brighella ch’io non posso vedere; poi pian piano tutti due ce ne anderemo in cucina. Io già avrò preparato il bisogno; onde bel bello accenderemo il fuoco, empiremo una bellissima caldaia d’acqua, e la porremo sopra le fiamme. Quando 1 acqua comincierà a mormorare, io prenderò di quelF ingrediente, in polvere bellissima come l’oro, chiamata farina gialla (’); e a poco a poco anderò fondendola nella caldaia, nella quale tu con una sapientissima verga andrai facendo dei circoli e delle linee. Quando la materia sarà condensata, la leveremo dal fuoco, e tutti due di concerto, con un cucchiaio per uno, la faremo passare dalla caldaia ad un piatto. Vi cacceremo poi sopra di mano in mano un’abbondante porzione di fresco, giallo e delicato butirro, poi altrettanto grasso, giallo e ben grattato formaggio: e poi? E poi Arlecchino e Rosaura, uno da una parte, 1’altro dall’altra, con una forcina in mano per cadauno, prenderemo (2) due o tre bocconi in una volta di quella ben condizionata polenta, e ne faremo (3) una mangiata da imperadore; e poi? E poi preparerò un paio di fiaschi di dolcissimo, preziosissimo vino, e tutti due ce li goderemo sino all’intiera consumazione. Che ti pare. Arlecchino, andrà bene così?

Arlecchino. Oh, tasi, cara ti, che ti me fa andar in deliquio (4).

Rosaura. Eh, Arlecchino, ne faremmo spesso di queste merendine, se tu mi volessi bene.

Arlecchino. Mi te vorave ben mi, ma ti è ti, che ti me burli.

Rosaura. Eh, furbacchiotto, credi ch’io non sappia tutte le tue pratiche?

Arlecchino. Cossa podi saver de mi?

Rosaura. Io so benissimo che vai ad aiutare a far bucato alla lavandaia, e perchè? Per quella sciocca della sua figliuola (5). ArL-ECCHINO. Oh no, in coscienza mia. (1) Bettin. e Paper.: di quelV ingrediente in polvere, bellissimo come l’oro, chiamato farina gialla. (2) Betbn.: prenderanno. (3) Beitin.: faranno. (4) Bettin. aggiunge: Va là, che ti è una donna de garbo. (5) Bettin. e Papwr.: per quella marfisa della sua figlia.