Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/630

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572 ATTO SECONDO

Dottore. Non mi maraviglio della vostra figliuola; mi maraviglio di voi, che trattiate sì malamente con me. Se non eravate sicuro della morte del signor Federigo, non avevate a impegnarvi col mio figliuolo; e se con lui vi siete impegnato, avete a mantener la parola a costo di tutto. La nuova della morte di Federigo giustificava bastantemente, anche presso di lui, la vostra nuova risoluzione, nè poteva egli rimproverarvi, nè aveva luogo a pretendere veruna soddisfazione. Gli sponsali contratti questa mattina fra la signora Clarice ed il mio figliuolo coram testibus, non potevano essere sciolti da una semplice parola data da voi ad un altro. Mi darebbe l’animo colle ragioni di mio figliuolo render nullo ogni nuovo contratto, e obbligar vostra figlia a prenderlo per marito; ma mi vergognerei d’avere in casa mia una nuora di così poca riputazione, una figlia di un uomo senza parola, come voi siete. Signor Pantalone, ricordatevi che l’avete fatta a me; che l’avete fatta alla casa Lombardi; verrà il tempo che forse me la dovrete pagare: sì, verrà il tempo: omnia tempus habent. (parte)

SCENA III.

Pantalone, poi Silvio.

Pantalone. Ande, che ve mando. No me n’importa un figo, e no gh’ho paura de vu. Stimo più la casa Rasponi de cento case Lombardi. Un fio unico e ricco de sta qualità, se stenta a trovarlo. L’ha da esser cussì.

Silvio. (Ha bel dire mio padre. Chi si può tenere, si tenga). (da sè)

Pantalone. (Adesso, alla segonda de cambio). (da sé, vedendo Silvio)

Silvio. Schiavo suo, signore. (bruscamente)

Pantalone. Patron reverito. (La ghe fuma). (da sè)

Silvio. Ho inteso da mio padre un certo non so che; crediamo poi che sia la verità?

Pantalone. Co ghe l’ha dito so sior padre, sarà vero.

Silvio. Sono dunque stabiliti gli sponsali della signora Clarice col signor Federigo?