Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/665

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IL SERVITORE DI DUE PADRONI 607

Cameriere. Questa è una disperazione. (a Florindo, trattenendolo)

Florindo. Andate al diavolo. (si scioglie dal cameriere)

Beatrice. Non vi riuscirà d’impedirmi. (si allontana da Brighella. Tutti due s'avanzano, determinati di volersi uccidere, e vedendosi e riconoscendosi, rimangono istupiditi).

Florindo. Che vedo!

Beatrice. Florindo!

Florindo. Beatrice!

Beatrice. Siete in vita?

Florindo. Voi pur vivete?

Beatrice. Oh sorte!

Florindo. Oh anima mia! (si lasciano cadere i ferri e si abbracciano)

Brighella. Tolè su quel sangue che noi vada de mal. (al cameriere scherzando, e parte)

Cameriere. (Almeno voglio avanzare questi coltelli. Non glieli do più). (prende i coltelli da terra, e parte)


SCENA VII.

Beatrice, Florindo, poi Brighella.

Florindo. Qual motivo vi aveva ridotta a tale disperazione?

Beatrice. Una falsa novella della vostra morte.

Florindo. Chi fu che vi fece credere la mia morte?

Beatrice. Il mio servitore.

Florindo. Ed il mio parimente mi fece credere voi estinta, e trasportato da egual dolore volea privarmi di vita.

Beatrice. Questo libro fu cagion ch’io gli prestai fede.

Florindo. Questo libro era nel mio baule. Come passò nelle vostre mani? Ah sì, vi sarà pervenuto, come nelle tasche del mio vestito ritrovai il mio ritratto; ecco il mio ritratto, ch’io diedi a voi in Torino.

Beatrice. Quei ribaldi dei nostri servi, sa il cielo che cosa avranno fatto. Essi sono stati la causa del nostro dolore e della nostra disperazione.

Florindo. Cento favole il mio mi ha raccontato di voi.