Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/667

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IL SERVITORE DI DUE PADRONI 609


che ne ricercasse alla Posta. La vidi, e trovandola a voi diretta, non potei a meno di non aprirla.

Beatrice. Giustissima curiosità di un zimante.

Florindo. Che dirà mai Torino della vostra partenza?

Beatrice. Se tornerò colà vostra sposa, ogni discorso sarà finito.

Florindo. Come posso io lusingarmi di ritornarvi sì presto, se della morte di vostro fratello sono io caricato?

Beatrice. I capitali ch’io porterò di Venezia, vi potranno liberare dal bando1.

Florindo. Ma questi servi ancor non si vedono.

Beatrice. Che mai li ha indotti a darci sì gran dolore?

Florindo. Per saper tutto non conviene usar con essi il rigore. Convien prenderli colle buone.

Beatrice. Mi sforzerò di dissimulare.

Florindo. Eccone uno. (vedendo venir Truffaldino)

Beatrice. Ha cera di essere il più briccone.

Florindo. Credo che non diciate male.

SCENA IX.

Truffaldino, condotto per forza da Brighella e dal Cameriere, e detti.

Florindo. Vieni, vieni, non aver paura.

Beatrice. Non ti vogliamo fare alcun male.

Truffaldino. (Eh! Me recordo ancora delle bastonade). (da sè)

Brighella. Questo l’avemo trova; se troveremo quell’altro, lo faremo vegnir.

Florindo. Sì, è necessario che ci sieno tutti due in una volta.

Brighella. (Lo conosseu vu quell’altro?) (piano al cameriere)

Cameriere. (Io no). (a Brighella)

Brighella. (Domanderemo in cusina. Qualchedun lo cognosserà). {al cameriere, e parte)

Cameriere. (Se ci fosse, l’avrei da conoscere ancora io). (da sè)


  1. Segue nelle edd. Paper. Savioli ecc.: finalmente voi non l’avete ucciso.
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