Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/57

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IL FRAPPATORE 51

Ottavio. Io non so di che siate capace.

Beatrice. Mi maraviglio che mi parliate così.

Ottavio. Ed io mi maraviglio della vostra mala condotta. (Se sapessi come fare a liberarmene di costei). (da sé)

Beatrice. E questa la ricompensa di quel che ho fatto per voi?

Ottavio. Eccoci sempre ai consueti rimproveri. Sono stanco di soffrirli.

Beatrice. Ed io sono stanca di vivere in questo stato. O sposatemi, o mettetemi in libertà.

Ottavio. Chi è che vi lega? Fate quel che vi aggrada.

Beatrice. Datemi il mio denaro e penserò a qualche risoluzione.

Ottavio. Il denaro è in mano di mercadanti. Non si può avere per ora. Non vi ho mangiato un baiocco; e parlate bene di me.

Beatrice. Via, caro Ottavio, sapete pur che vi amo.

Ottavio. Poco m’importa dell’amor vostro.

Beatrice. Povera me! così mi parlate, dopo di aver io per voi lasciata la patria, i parenti e dopo avervi dato tutto il mio nelle mani?

Ottavio. Queste seccature mi annoiano.

Beatrice. Signor Ottavio, risoluzione.

Ottavio. Son pronto a prenderla quando volete.

Beatrice. Sposatemi, ch’è ormai tempo.

Ottavio. Perchè questo succeda, mi resta molto a pensare.

Beatrice. Ah sì, vedo pur troppo che quello che di voi mi fu detto, è la verità.

Ottavio. Che vi hanno detto di me?

Beatrice. Che siete un perfido.

Ottavio. Chi è che ha avuto ardire di dirlo?

Beatrice. Una persona a voi congiunta; anzi la più congiunta del mondo.

Ottavio. (Fosse qui venuta mia moglie?) (da sé)

Beatrice. (Si confonde per la reità del suo cuore). (da sé)

Ottavio. Si può sapere chi vi abbia di me parlato?

Beatrice. Ve lo dirò per mortificarvi. Chi vi conosce e vi accusa, è la vostra istessa germana.