Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/150

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Colombina. Non andate, per amor del cielo.

Ottavio. Voi pregate me, ed io non posso sperar nulla da voi? Per assicurare la vostra sorte, non avete coraggio di fare il sagrifizio di poco oro?

Colombina. (Ho inteso, li smanigli sono andati) tee. ecc.

SCENA Vii.

Ottavio, poi Pantalone.

Ottavio. (Quando il figlio fugge la presenza del padre, cattivo segno). (da sé)

Pantalone. Sior maestro, dove aveu mena i mi fìoi sta mattina?

Ottavio. Di Lelio non vi posso render conto.

Pantalone. No? Perchè? Cossa xe de elo? Noi xe gnancora vegnù a casa? Poveretto mi! Gh’ è successo qualche desgrazia?

Ottavio. Non vi affannate tanto per un figlio così cattivo.

Pantalone. E1 xe mio fio; el xe del mio sangue. Ghe vogio ben; e se anca no ghe volesse ben, se no me premesse de elo per l’amor che ghe porto, bisognarave che el me premesse per la mia reputazion, perchè el bon concetto dei fioi xe quello che onora i pan, che accredita le famegie.

Ottavio. Basta, appena siamo usciti di casa, ha veduta una compagnia di persone che io non conosco, ma che giudico vagabondi; ci ha piantati ed è andato con essi, e mai più non labbiam veduto.

Pantalone. Dovevi fermarlo; dovevi andarghe drio.

Ottavio. Ma, signor, sono un poco avanzato; non posso correre.

Pantalone. Ch’el vegna quel desgrazià, ch’el vegna! Ma diseme, caro sior, e Flormdo dove l’aveu mena?

Ottavio. L’ho condotto a sentire una conclusione morale. Anzi il poverino è mortificato, e non ardisce di comparirvi davanti gli occhi.