Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/181

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xe in necessità, per la conservazion de la famegia, de doverse mandar bisogna, ch’el se provveda d’una bona mugier, per aver boni fioi, ma siccome poche xe le bone mugier, cussi pochi fioi riesce ben; se va sempre de mal in pezo; e ha dito benissimo quel poeta: Declina el mondo, e peggiorando invecchia. (parte

SCENA XVlll(i).

Camera in casa del Dottore, con lumi. Il Dottore e Lelio.

Dottore. Ah signor Lelio, son inconsolabile?

Lelio. Mio fratello ha fatta una simile iniquità?

Dottore. L’ha fatta. Ma ha assassinato.

Lelio. E la signora Rosaura si è lasciata sedurre?

Dottore. Non mi sarei mcu creduta una cosa simile.

Lelio. Era tanto savia e modesta!

Dottore. La credevo innocente come una colomba. Lelio, lo per altro a questi colli torti non credo molto.

Dottore. Avevamo trattato col signor Pantalone di darla a voi per consorte.

Lelio. Per me la signora Rosaura? Non faceva a proposito.

Dottore. Per qual ragione?

Lelio. Perchè io voglio una moglie buona, ma che non sia bacchettona.

Dottore. Forse non vi degnate d’imparentarvi colla mia casa?

Lelio. Tant’ è vero che mi degnerei, e che lo riputerei per mio onore, che se mio padre si contentasse, e voi l’accordaste, vi supplicherei di darmi la signora Eleonora.

Dottore. L’avete veduta? Vi ha dato ella nel genio?

Lelio. L’ho veduta più volte, ed ho sempre avuta della stima per lei.

Dottore. Uditemi, figlio, se sarete innocente del fatto delli tre(I) Corrisponde in parte alla se. XVll delle edd. Pasq., Zaita ecc.