Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/182

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cento scudi, spero che vostro padre non isdegnerà di contentarvi. Io sarò più che contento, e mi servirà questa consolazione a minorar la pena che provo per la perdita della disgraziata Rosaura.

Lelio. Vi accerto che io sono innocente, e spero che quanto prima si scoprirà la mia innocenza e l’altrui reità.

Dottore. Cos’è questo strepito?

SCENA XIX1.
Eleonora e detti.

Eleonora. Signor padre, il signor Pantalone è qui, che vi vuol parlare.

Dottore. Il signor Pantalone? Ma chi è tutta quella gran gente che viene su dalla scala?

Eleonora. Non lo so. Saranno tutti con lui.

SCENA XX2.
Pantalone di dentro, e detti.

Pantalone. Se pol vegnir?

Dottore. Venite pure; siete padrone.

Lelio. Servo, mia signora. (ad Eleonora)

Eleonora. La riverisco. (parte)

Lelio. (Molto savia e modesta).

Pantalone. Son qua. Dottor, con de le gran novità.

Dottore. Ma chi è quella gran gente ch’è in sala?

Pantalone. Ve dirò tutto; lassè....

Dottore. Sapete nulla della mia figliuola?

Pantalone. So; ve dirò tutto; lassè che parla a mio fio.

Dottore. Ditemi cos’è di mia figlia.

Pantalone. Abbiè un poco de pazienza, se volè. Fio mio, con-

  1. Manca nelle edd. Pasq., Zatta ecc.
  2. Corrisponde alla sc. XVIIl delle edd. Pasq., Zatta ecc.