Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/241

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Eleonora. E che cosa hai?

Pasquino. Ho fame.

Eleonora. Colombina, conducilo in cucina e per ora dagli quel poco che vi è (1).

Pasquino. Prego il cielo che suo marito possa guadagnare un’altra borsa a quel medico che ha perso questa (2). (caccia (3) fuori il fazzoletto per soffiarsi il naso, e dal fazzoletto cade una lettera.

Eleonora. Che cosa ti è caduto?

Pasquino. Oh diavolo! (5 ’accorge della lettera che era dentro nel fazzoletto)

Eleonora. Che foglio è quello?

Pasquino. Eh niente... (Se legge questa lettera, ho paura di qualche imbroglio). (da sé)

Eleonora. Voglio vederlo.

Pasquino. Eh no, signora. E una lettera mia...

Eleonora. Dammela, voglio vederla.

Pasquino. In verità non occorre...

Eleonora. Colombina, levagli quella lettera.

Colombina. Dà qui.

Pasquino. Via, è una lettera del padrone.

Colombina. Vogliamo vedere, (gli leva la lettera) Eccola. (la dà alla padrona)

Eleonora. Mi pareva impossibile che don Roberto non mi avesse scritto. Questo è suo carattere. Oimè, il cuore mi balza in petto. (apre la lettera)

Pasquino. (Ora si scuopre tutto, è meglio ch’io me ne vada), (da sé) Signora padrona, vado via.

Colombina. Aspetta; voglio anch’io sentir questa lettera.

Pasquino. (Vo’ vedere se mi riesce buscare quest’altro scudo; e me ne torno a Benevento, prima che da questo nuvolo precipiti la tempesta). (parte, vedendo non essere osservato (1) Segue nelle edd. Belt. e Sav.: « Col. Hai molla fame? Pasq. Più tosto. Col. Vieni, che stai fresco. Andiamo. Pasq. Signora padrona, mi favorisce una presa di tabacco? Prego il cielo ecc. ». (2) Nelle edd. Bett. e Sav.: « Eleon. 7Veni. (gli dà il tabacco). Pasq. Buono. («tarnuta, poi caccia luorì il fazzoletto ecc.) ». (3) Zatta: cava.