Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/257

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Flaminio. Finalmente la sorte mi ha concesso il sospirato onore di riverirvi.

Eleonora. Fortuna invero da me non meritata. Favorite d’accomodarvi, (siedono. Colombina parie)

Flaminio. Voi siete più che mai vezzosa e brillante. Le vostre disavventure e quelle di vostro marito non vi hanno punto scemato il rubicondo del vostro volto.

Eleonora. (Mi pare un poco troppo ardito con una dama, cui non ha più avuto l’occasion di trattare). (da sé)

Flaminio. Questo sarà un effetto della vostra virtù, che vi rende insensibile ai colpi della fortuna.

Eleonora. Signor cavaliere, vi supplico a dirmi tutto quello che vi ha pregato comunicarmi mio manto, che è l’unico motivo per cui vi siete preso l’incomodo di favorirmi.

Flaminio. No, mia signora, non è solamente per questo ch’io son venuto ad importunarvi, ma vi si aggiunge il vivissimo desiderio d’assicurarvi ch’io vi stimo, vi venero e sospiro l’onore di potervi servire.

Eleonora. Signore, io non mi aspettavo da voi un simile complimento. Favorite di grazia, come sta don Roberto?

Flaminio. Egli sta bene di salute, ed in suo nome molte cose avrei da rappresentarvi; ma la confusione in cui mi trovo, mi tronca il filo del divisato ragionamento.

Eleonora. Se altro non vi sovviene, è inutile che perdiate qui il vostro tempo.

Flaminio. A poco a poco me n’andrò sovvenendo. Ecco una delle cose dall’amico a me confidate. La sua cara sposa, la sua diletta compagna, la pupilla degli occhi suoi, a me l’ha egli raccomandata. Mi ha incaricato d’assistervi, di soccorrervi, di non allontanarmi da voi.

Eleonora. Mi sembra strano che don Roberto mi voglia appoggiare all’assistenza d’uno che non ho mai conosciuto, e che non ho mai veduto frequentar la mia casa. Flaminio, intendo: vi sarebbe più grato che tale incombenza l’avesse appoggiata a don Rodrigo, non è egli vero?