Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/318

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Brighella. Gh’ è qua ste do polizze...

Anselmo. Ho fatto un beli’acquisto.

Brighella. Comandela che vada via?

Anselmo. Hai da dirmi qualche cosa?

Brighella. Gh’ho qua ste do polizze. Una del mercante da vin, e l’altra de quello della farina.

Anselmo. Gran bella testa! Gran bella testa! (osservando la medaglia)

Brighella. I xe qua de fora, i voleva intrar, ma gh’ho dito che la dorme.

Anselmo. Hai fatto bene. Non voglio essere disturbato. Quanto avanzano?

Brighella. Uno sessanta scudi, e l’altro cento e trenta.

Anselmo. Tieni questa borsa, pagali, e mandali al diavolo. (leva una borsa dallo scrigno)

Brighella. La sarà servida. (parte)

Anselmo. Ora posso sperare di fare la collana perfetta degl’imperatori romani. Il mio museo a poco a poco si renderà famoso in Europa.

Brighella. Lustrissimo. (torna con altri fogli)

Anselmo. Che cosa e’ è? Se venisse queir Armeno con i cammei, fallo passare immediatamente.

Brighella. Benissimo; ma son capitadi altri tre creditori, el mercante de’ panni, quel della tela, el padron della casa che vuol r affìtto.

Anselmo. E ben, pagali e mandali al diavolo.

Brighella. Da qua avanti no la sarà tormentada dai creditori.

Anselmo. Certo che no. Ho liberate tutte le mie entrate. Sono padrone del mio.

Brighella. Per la confidenza che Vossustrissima se degna de donarme, ardisso dir che l’ha fatto un bon negozio a maridar r illustrissimo signor Contin, suo degnissimo fiol, con la fia del sior Pantalon.

Anselmo. Certo che i ventimila scudi di dote, che mi ha portato in casa in tanti bei denari contanti, è stato il mio risorgimento. Io aveva ipotecate, come sai, tutte le mie rendite.