Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/328

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Colombina. A me, signora, impertinente? A me che sono dieci anni che sono in questa casa, che sono più padrona della padrona medesima?

Doralice. A te, sì, a te; e se non mi porterai rispetto, vedrai quello che farò.

Colombina. Che cosa farete? (i)

Doralice. Ti darò uno schiaffo. (glielo dà e parte

SCENA IX.

Colombina sola. A me uno schiaffo? Me lo dà, e poi dice: te lo darò? Così a sangue freddo, senza scaldarsi? Non me l’aspettavo mai. Ma giuro al cielo, mi vendicherò. La padrona lo saprà. Toccherà a lei a vendicarmi. Sono dieci anni che sto in casa sua. Senza di me non può fare; e non mi vonà perdere assolutamente. Maledetta! Uno schiaffo? Se me l’avesse dato la padrona, che è nobile, lo soffrirei. Ma da una mercante (2) non lo posso soffrire. (parte

SCENA X.

Camera della contessa Isabella (3). La contessa ISABELLA, por Il conte GIACINTO.

Isabella. Questa signora nuora è un’acqua morta, che a poco a poco si va dilatando; e s’io non vi riparo per tempo, ci affogherà quanti siamo. Ho osservato che ella tratta volentieri con tutti quelli che praticano in questa casa; e mi pare che vada acquistando credito. Non è già che sia bella, ma la gioventù, la novità, l’opinione (4), può tirar gente dal suo par(I) Bettin.; Cosa farete? cosa farete? (2) Bettin., Paper, ecc.: Ma da una che e figlia d’un mercante, come sono io ecc. (3) Questa indicazione si trova nelle edd. Bettin., Paper, ecc.; manca nelle edd. Pasquali, Zatta ecc. (4) Bethn., Pap. ecc.: l’opinione ch’ella sia ricca.