Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/339

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LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO 327

Brighella. Aspettara, aspettara. (vuol seguirlo)

Anselmo. Senti. (a Brighella)

Brighella. La lassa che lo compagna... (in atto di andarsene)

Anselmo. Ma senti. (lo vuol trattenere)

Brighella. Vegnira, vegnira. Pol esser che el gh’abbia qualcossa altro. (Maledetto! I mi sette zecchini). (parte correndo)

SCENA XVIII.

Il conte Anselmo, poi Pantalone.

Anselmo. Gran fortuna è stata la mia! Questa sorta d’antichità non si trova così facilmente. Gran Brighella per trovare i mercanti d’antichità! Questo lume eterno l’ho tanto desiderato, e poi trovarlo sì raro! Di quei d’Egitto? Quello di Tolomeo? Voglio farlo legare in oro, come una gemma.

Pantalone. Con grazia, se pol vegnir? (di dentro)

Anselmo. È il signor Pantalone? Venga, venga.

Pantalone. Servitor umilissimo, sior Conte.

Anselmo. Buon giorno, il mio caro amico. Voi che siete mercante, uomo di mondo, e intendente di cose rare, stimatemi questa bella antichità.

Pantalone. La me ha ben in concetto de un bravo mercante a farme stimar una luse da oggio!

Anselmo. Povero signor Pantalone, non sapete niente. Questo è il lume eterno del sepolcro di Tolomeo.

Pantalone. (Ride.)

Anselmo. Sì, di Tolomeo, ritrovato in una delle Piramidi d’Egitto.

Pantalone. (Ride.)

Anselmo. Ridete, perchè non ve n’intendete.

Pantalone. Benissimo, mi son ignorante, ella xe vertuoso, e non vôi calar bega1 su questo. Ghe digo ben che tutta la città se fa maraveggia, che un cavalier della so sorte perda el so tempo, e sacrifica i so bezzi, in sta sorte de minchionerie.

  1. Contrastare. [nota originale]