Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/410

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casa, se ha della stima per la signora Doralice, come io confesso d’averla per la signora contessa Isabella, poniamo in silenzio queste freddure; perchè, signor Cavaliere mio, dalle contese dei pretendenti resta prima di tutto oltraggiata la riputazione della dama.

Cavaliere. Ma la signora contessa Isabella con poca prudenza mi ha offeso, e voi avete approvato le sue parole.

Dottore. Protesto che non l’ho fatto per offenderla, ma unicamente per acquietar la collera della dama irritata, la quale, sentendosi o correggere, o contraddire, averebbe dato sempre più nelle smanie. Favorisca, di grazia, non sarebbe meglio che lei per la parte della nuora ed io per la parte della suocera procurassimo di far questa pace? Cavaliere, lo non ho questa autorità sopra la signora Doralice.

Cavaliere. Attendetemi, che ora tomo. (entra nelF appartamento di Doralice)

Dottore. Se posso colle buone, anderà bene: altrimenti non voglio impegni.

SCENA VII.

La contessa ISABELLA e detto.

Isabella. Signor Dottore, che discorsi avete avuti col CavaLere?

Dottore. La collera gli è passata, e tanto lui che io desideriamo di procurare la sua quiete, la sua pace, la sua tranquillità.

Isabella. Temeraria, ha tanto ardire di venirmi d’avanti gli occhi? Il sangue mi bolle tutto. Non la voglio vedere. Venite con me. (entra nel suo appartamento)

Dottore. Vengo. Ho paura che non facciamo niente, (entra con lei