Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/411

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SCENA Vili.

DoRALlCE e Il Cavaliere dal suo appartamento.

Doralice. Vedete? Io vengo per parlare corj lei, ed ella mi fugge.

Cavaliere. Volevate forse pacificarvi?

Doralice. Signor no. Volevo dirle, che se ella non vuole ch’io vada nella sua camera d’udienza, nenuneno lei venga qui nel mio appartamento.

Cavaliere. E bene, dunque se ne è andata; così avete risparmiata una nuova rissa.

Doralice. Per dirle queste quattro parole, non vi era motivo di attaccare una rissa.

Cavaliere. Credete forse che lei non si fosse riscaldata?

Doralice. Buon viaggio. A me non me ne sarebbe importato.

Cavaliere. E voi non vi sareste niente alterata?

Doralice. Signor no. Lo sapete, io dico la mia ragione, senza che il sangue mi si riscaldi.

Cavaliere. Ma con tutto il vostro sangue freddo, Contessina mia, la casa è in sussurro, e non vi è pace fra voi.

Doralice. Ne sono forse io la cagione?

Cavaliere. No certamente.

Doralice. Dunque, Cavalierino mio, non mi mortificate senza ragione.

Cavaliere. Giacché siete tanto discreta e ragionevole, mi date licenza che, salve tutte le vostre convenienze, tratti l’aggiustamento con vostra suocera?

Cavaliere. Troveremo qualche temperamento da combinare le cose con grazia.

Doralice. Sì, via, trovate de’ mezzi termini, de’ buoni temperamenti, ma ricordatevi che non voglio restare al disotto una punta di spilla. (va nel suo appartamento)

Cavaliere. Oh, questo è un grande imbarazzo! Ma ecco il Dottore. Sentiamo cosa dice la contessa Isabella.