Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/435

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in sta scatola, e no Io vardemo più. (pone il ritratto nella tabacchiera che sta sul tavolino) Co sarà fenia la causa, poderò divertìrme col ritratto, e anca fursi coU’original. La sarave bella che fusse vegnù a Rovigo a vadagnar una causa, e a perder el cuor! Eh! che no voggio abbadar a ste ragazzade. Animo, animo, demoghe drento, e lavoremo. La donazion xe fatta in tempo de mancanza de fiali... (scrivendo

SCENA III.

Un Servitore ed U suddetto, poi Florindo.

Servitore. Illustrissimo.

Alberto. Cossa gh’ è?

Servitore. Il signor Florindo Aretusi.

Alberto. Patron.

Servitore. (Prego il cielo che guadagni questa causa, che anch’io avrò la mancia. Noi altri servitori degli avvocati facciamo più conto delle mance, che del salario). (da sé, parie)

Alberto. L’ha fatto ben a vegnir. Daremo l’ultima pennelada al desegno della nostra causa.

Florindo. Servo, signor Alberto.

Alberto. Servitor obbligatissimo. La se comoda.

Florindo. Eccomi a darle incomodo. (siede)

Alberto. Anzi l’aspettava con ansietà. La favorissa; la vegna arente de mi. Incontreremo la fattura (a).

Florindo. Come vi aggrada. Avete saputo che il Giudice non può domattina ascoltar la cavsa?

Alberto. Stamattina sul tardi son sta a Palazzo, e avemo accorda col Giudice e coli’avversario de trattarla dopo disnar. Questa xe la fattura; la favorissa de compagnarme coli’occhio, e suggerirme se avesse lassa qualcossa de essenzial nella nanativa dei fatti, neir ordine dei tempi o nella citazion delle carte. El (a) Chiamasi col nome di fattura una specie di sommario che si fa dei fatti e delle ragioni.