Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/44

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36 ATTO PRIMO


io per altro stava più quieta nel mio ritiro, sotto la disciplina di quella buona donna di nostra zia, che è il ritratto della vera esemplarità.


Eleonora. È vero che la casa di nostra zia è piena di buoni esercizi e di opere virtuose, ma qui pure in casa nostra possiamo esercitar la virtù, essere due sorelle esemplari.

Rosaura. Oh! come si vive là, non si può viver qui. Le cure domestiche traviano dal sentiero della virtù.

Eleonora. Anzi le cure domestiche tengono lo spirito divertito, che non si perde in cose vane o in cose pericolose.

Rosaura. Qui si tratta, si conversa, si vede, si sente. Oibò, oibò, non ci sto volentieri.

Eleonora. Ma ditemi, cara sorella, in casa della signora zia non veniva mai alcuno a ritrovarvi?

Rosaura. Ci veniva qualche volta quell’uomo da bene, quell’uomo di perfetti costumi, il signore Ottavio.

Eleonora. Il signore Ottavio? il maestro de’ figliuoli del signor Pancrazio?

Rosaura. Quello appunto. Oh che uomo da bene! Oh che uomo esemplare!

Eleonora. E che cosa veniva a fare da voi?

Rosaura. Veniva ad insegnarmi a ben vivere.

Eleonora. E dove vi parlava?

Rosaura. Nella mia camera.

Eleonora. E la signora zia, che diceva?

Rosaura. Oh! la signora zia e di lui e di me si poteva fidare. I nostri discorsi erano tutti buoni. Se qualche volta s’alzavano gli occhi, era per pura curiosità, non per immodestia.

Eleonora. Quanto a questo poi, io sono stata allevata in casa; ma nè mia madre, buona memoria, nè mio padre, che il cielo conservi, mi avrebbero lasciata sola in una camera con un uomo esemplare.

Rosaura. Perchè voi altri fate tutto con malizia; ma in casa di mia zia tutto si fa a fin di bene.

Eleonora. Basta, sarà come dite. Ma, cara sorella, sapete perchè