Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/441

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L'AVVOCATO VENEZIANO 427


difficile più de quel che credè; e se in tal materia ghe xe sta e ghe xe dei cattivi esempi, Alberto no xe capace de seguitarli. El dubitar che vu fè della mia onestà, della mia fede, xe per mi una gravissima offesa; ma no son in grado de resentirmene, perchè el mio resentimento in sto caso el poderia autenticar le vostre parole. Son qua per defender la vostra causa, son qua per trattarla. La tratterò per l’impegno d’onor, più che per quel vil interesse che malamente e fora de tempo avè avudo ardir d’offerirme. Vederè con che calor, con che cuor, con che animo sostenirò la vostra difesa. Conosserè allora chi son, ve pentirè d’averme offeso con un indegno sospetto, e imparerè a pensar meggio dei omeni onesti, dei avvocati onorati. (parte)

Florindo. Il signor Alberto si scalda molto, ma ha ragione; un uomo di delicata reputazione non può soffrire un’ombra che lo pregiudichi. Io mi sono lasciato trasportare un poco troppo dalla passione. Ma diamine! Gli vedo il ritratto di Rosaura sul tavolino, e non ho da sospettare? Il sospetto è molto ben fondato. E tutto quel caldo del signor Alberto non potrebbe essere prodotto dal dispiacere di vedersi scoperto? No, non mi voglio inquietare. Domani si tratterà la causa, e sarà finita. E se la causa si perde? E se la causa si perde, niuno mi mi leverà dal capo che l’avvocato non mi abbia tradito, per favorire le bellezze dell’avversaria. (parte)

SCENA IV.

Camera di conversazione in casa di Beatrice, con tavolini da giuoco, sedie, lumi e carte: le quali cose, mal disposte, vengono poste in ordine da Colombina e Arlecchino.

Colombina e Arlecchino.

Colombina. Animo, spicciamoci; s’appressa l’ora della conversazione.

Arlecchino. A mi no m’importa de l’ora della conversazion. Me preme quella della cena.´