Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/484

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470 ATTO SECONDO

Alberto. Veramente savè che mi v’ho prega de lassarme a casa, e vu a forza m’ave voleste obbligar de vegnir con vu. Ve aveva confida avanti, che me piaseva siora Rosaura, ma siccome non aveva parlà longamente con ela, e non aveva scoverto el so cuor, giera in un stato da poderla trattar con indifferenza. Ve confesso la verità; la conversazion de giersera, el colloquio de stamattina m’ha fenio intieramente d’innamorar.

Lelio. Dunque, come anderà la causa?

Alberto. Benissimo, se piase al cielo.

Lelio. La tratterete con tutto l’impegno a favor del vostro cliente?

Alberto. La saria bella! Son qua per quello.

Lelio. E parlerete contro la vostra bella?

Alberto. Senza una immaginabile difficoltà.

Lelio. Ma si può far questa cosa? Si può agire contro una persona che si ama?

Alberto. Se pol benissimo.

Lelio. Come? Caro amico, spiegatemi il modo con cui ciò si può fare, perchè io non ne son persuaso.

Alberto. Ve lo spiegherò in do maniere: moralmente e fisicamente. Moralmente, rispetto a mi, considerando el mio dover, no me lasso regolar dall’affetto, ma dalla prudenza, e trovandome in un impegno, dal qual no me posso sottrar senza smacco e senza pericolo della mia reputazion, fazzo che la virtù trionfa del senso inferior. Fisicamente ve digo che xe diverse le passion de l’omo, che operando una, l’altra cede, che piena la fantasia d’una forte impression verso un oggetto, no ghe resta logo per rifletter sora d’un altro.1 Altro xe operar per accidente, altro xe operar per mistier. Se mi no fusse avvocato, no saveria e no poderia parlar contra una persona che amo; ma facendolo per profession, parlo per uso e per costume, e monto in renga per far el mio debito, senza rifletter alle mie passion.

Lelio. Bellissimo è il vostro sistema; non so però se venga comunemente abbracciato.

  1. Bett. e Pap. aggiungono: Ma vôi finir de renderve persuaso con una rason pratica e natural.