Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/489

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Colombina. Sì, ho piacere che non li abbia colui. Signor Conte, m’immagino che li avrà presi per darli a me.

Conte. Eh, non mi seccate.

Colombina. (Spiantataccio! Fanno COSI costoro. Vcmno alle conversazioni per iscroccare e giuocano per negozio), (da sé, parte

SCENA XVII.

Il Conte Ottavio e il Dottore.

Dottore. (Questo signor Conte è di buon stomaco). (da sé)

Conte. Dov’ è la signora Rosaura?

Dottore. Non lo so. E fuori con la signora Beatrice, e sono qui ancor io che l’aspetto.

Conte. Ebbene, corre oggi la causa?

Dottore. Sì, signore, senz’eJtro.

Conte. Aveva inteso dire che era rimasta sospesa.

Dottore. Lo stesso aveva sentito anch’io; ma poi il notaro, due ore sono, mandommi ad avvertire che la causa corre.

Conte. (Dunque Florindo non ha abbadato alle mie parole), (da sé) Che cosa sperate voi di questa causa? Dottore, lo spero bene, ma l’esito è sempre incerto; voleva parlar col Giudice, ed egli privatamente non ha voluto ascoltarmi.

Conte. Credete voi che prema questa causa alla signora Rosaura?

Dottore. Certamente le deve premere. Si tratta di tutto.

Conte. Eh! so io che cosa le preme.

Dottore. Che cosa?

Conte. Ci burla tutti.

Dottore. Come?

SCENA XVIII.

Beatrice, Rosaura e delti.

Beatrice. Riverisco lor signori.

Conte. Schiavo suo.

Dottore. Ben tornata, la mia signora nipote. Mi pare che sia tempo di andare a casa.