Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/506

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Lettore. Vi dirò: quella povera ragazza mi faceva tanta pietà, che mi cascavano le lagrime e non ci vedeva.

Comandador. Io avrei più gusto che la vincesse il signor Florindo.

Lettore. Perchè?

Comandador. Perchè da lui potrei sperare una mancia migliore.

Lettore. Ma che dite di quel bravo avvocato veneziano? Grand’uomo di garbo! E sì, quando lo dico io!...

Comandador. Certo è bravissimo. Ma a Venezia ne ho sentiti tanti e tanti più bravi di lui.

Lettore. Sì eh? Oh, se posso, voglio andare a fare il lettore a Venezia.

Comandador. Se non sapete che cosa voglia dir tergo.

Lettore. E voi volete mettere la lingua dove non vi tocca.

Giudice. (^Suona il campanello.)

Comandador. (Va alla porta) Dentro le parti.

SCENA III.

Il Dottore col suo Sollecitatore. pLORINDO, Lelio ed il Sollecitatore di Alberto, e detti. Vengono ognuno dalla sua parte, e s’inchinano al GIUDICE.

Notaro. (5r alza e legge la sentenza) L’illustrissimo signore...

Dottore. La supplico. La non istia a incomodarsi a leggere il preambolo: la favorisca di farci sentire l’anima della sentenza.

Notaro. Omissis etc. Consideratis, considerandis etc. Decretò e sentenziò, e decretando e sentenziando tagliò, revocò e dichiarò nulla la donazione fatta dal fu Domino Anselmo Aretusi a favore di domina Rosaura Balanzoni, annullando la sentenza a legge pronunziata a favore della medesima, in tutto e per tutto a tenore della domanda d’interdetto di D. Florindo Aretusi, condannando D. Rosaura perdente nelle spese ecc. ecc. sic etc. ordinando etc. relassando etc.

Florindo. L’abbiamo vinta. (a Lelio)

Lelio. Mi rallegro con voi.

Dottore. Condannarmi poi nelle spese...