Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/581

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SCENA XVI.

Lelio e detti

Lelio. Che bramate, amenissima giovine? Ma qui la signora Rosaura? Oh degnissima coppia!

Fiammetta. Signore, la signora Rosaura ha gran bisogno di voi.

Lelio. Volesse il cielo che la mia insufficienza valesse a prestar servizio al merito singolarissimo di una sì degna donzella (0.)

Fiammetta. Ma questa volta, signore, bisogna dar mano ai superlativi davvero, e fare una superlativa vendetta.

Lelio. Contro di chi?

Fiammetta. Contro il signor Florindo.

Lelio. Che vi ha egli fatto? (a Rosaura)

Rosaura. Ardì macchiar l’onor mio.

Lelio. Laverà la macchia col suo sangue.

Rosaura. Tanto spero dall’aiuto del cielo.

Lelio. Dite ancora dal valor del mio braccio.

Fiammetta. Egli ardì far credere che la povera signora Rosaura lo avesse invitato ad illeciti divertimenti.

Lelio. Temerario!

Rosaura. S’introdusse di nottetempo in questa casa.

Lelio. Indegno!

Fiammetta. E in (accia sua sostenne le sue menzogne.)

Lelio. Sfacciato!

Fiammetta. Fatelo disdire.

Lelio. Svelerà le indegne sue frodi.

Rosaura. Restituitemi il mio decoro.

Lelio. Tornerà al suo lucente fulgore.

Fiammetta. Siete un cavaliere generosissimo.

Lelio. Sono ammirator del bel sesso.

Rosaura. A voi mi raccomando.

Lelio. Son tutto vostro.

Fiammetta. Tutto della signora Rosaura, e niente per me? (1) Ben.: di una fanciulla sì degna.